Faenza, indagini partite a dicembre

La vicenda risale al 18 dicembre dell’anno scorso, quando i due esperti truffatori si erano presentati alla porta di una 83enne di Faenza spacciandosi per dipendenti dell’ufficiale postale di Borgo Urbecco dove la donna riscuote la pensione. La più giovane dei due, poi risultata essere una 21enne molto nota alle forze dell’ordine, con modi particolarmente gentili aveva spiegato all’anziana che avrebbe dovuto ricevere dall’ufficio postale una somma considerevole quali arretrati della pensione, per questo aveva chiesto di compilare alcuni moduli. La giovane, dimostrandosi molto premurosa, aveva poi segnalato la presenza di pericolosi truffatori che prendevano di mira gli anziani per derubarli. Per non incappare nei raggiri, la falsa impiegata aveva consigliato di approfittare di una promozione speciale delle poste che prevedeva una copertura assicurativa contro i furti, che dopo la sottoscrizione avrebbe poi dato diritto a ricevere in omaggio una cassaforte per custodire i soldi della pensione e gli oggetti preziosi che aveva in casa.

 

L’anziana si era fatta convincere e seguendo le istruzioni della ragazza aveva recuperato da un nascondiglio un cofanetto con all’interno tutti i gioielli di famiglia, per consentire alla falsa impiegata delle poste di fare un inventario e poi stimarne il valore. A quel punto, con tutti i gioielli in bella vista sul tavolo, l’abile truffatrice aveva accampato la scusa di dover recuperare dall’auto la cassetta di sicurezza. Prima di uscire, però, con la sua parlantina aveva “imbambolato” la povera “nonnina” e, senza farsene accorgere, aveva preso il contenitore con i preziosi e lo aveva portato via, dileguandosi a bordo di una Mercedes classe A dove ad attenderla c’era il suo complice, un 32enne.

 

Alla fuga dei due malviventi avevano assistito sia l’anziana vittima del furto sia una vicina di casa, entrambe affacciate alla finestra, che per fortuna erano riuscite ad annotare alcuni numeri della targa di quell’auto. A quel punto la donna non ha potuto fare altro che denunciare il furto.

 

Dopo aver ricostruito la targa esatta, i militari dell’arma hanno appurato che era intestata alla moglie di un giostraio bolognese che risultava al terminale con una sfilza di reati praticamente identici a quello commesso a Faenza. Il passaggio successivo è stato l’acquisizione dei filmati dell’auto ripresa dalle telecamere della videosorveglianza comunale e soprattutto l’inserimento di un “alert” nell’archivio dei “lettori targhe” del faentino, così da poter ricevere un allarme in centrale operativa qualora l’auto fosse stata ripresa nuovamente in città.

 

Quella mossa è stata la chiave di svolta dell’indagine; infatti qualche settimana dopo, il 32enne insieme ad altre due donne erano tornati a Faenza con la stessa Mercedes, e i militari sono riusciti ad arrestare l’intera banda che, poco prima, aveva tentato di raggirare con la solita “tecnica” un anziano, senza riuscirci grazie al provvidenziale intervento del figlio che li aveva messi in fuga.

 

Dopo la convalida dell’arresto, i tre avevano potuto beneficiare di misure alternative al carcere ma nel frattempo i carabinieri hanno continuato a lavorare sul furto dei gioielli rubati alla nonnina qualche settimana prima, ricostruendo tutte le parentele e le frequentazioni dei personaggi arrestati per risalire alla “batteria” di ladri che aveva colpito la volta precedente. Alla fine, mostrate le fotografie alla 83enne del borgo, aveva riconosciuto sia la 21enne che l’uomo per i due falsi dipendenti dell’ufficio postale. Il giudice, esaminati gli atti, nei giorni scorsi ha dato ordine ai carabinieri di Faenza di tradurre in carcere il ragazzo, sottolineando nel provvedimento di carcerazione la “sua spiccata personalità criminale”. L’uomo è stato rintracciato e arrestato presso un campo nomadi a Granarolo Emilia. Per la 21enne invece, è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di Budrio, dove la ragazza ha la residenza. Inoltre, è stato disposto il sequestro della Mercedes.