Cmc Ravenna (foto di repertorio)

Ipotesi di reato inscritte nel fascicolo d’indagine aperto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta.

Una storia che si prolunga da anni, quella riguardante il raddoppio della strada statale 640 che dovrebbe collegare Agrigento con Caltanissetta.

Ora l’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta è puntata sui lavori di rifacimento del ponte San Giuliano, uno degli ultimi viadotti che porta alla galleria che collega con l’autostrada Palermo-Catania.

Sono così scattati perquisizioni e sequestri da parte della Guardia di Finanza che ha condotto anche alla notifica di avvisi di garanzia.

L’indagine, come riporta il Corriere Romagna, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di persone in relazione alle imprese che stanno eseguendo i lavori, con particolare riferimento alla Cmc di Ravenna.

Come si legge sul quotidiano in edicola oggi, le informazioni di garanzia riguardano diverse ipotesi di reato: peculato, frode in pubbliche forniture, disastro ambientale, crollo colposo, truffa aggravata, abuso di ufficio, associazione a delinquere e traffico illecito di rifiuti.

Le perquisizioni sarebbero state estese, oltre che nelle province di Agrigento e Caltanissetta, anche in Toscana e a Ravenna, nella sede della Cmc di via Trieste.

I finanzieri hanno portato via pc, documenti e altro materiale relativo ai lavori di raddoppio della strada statale 640. Come riportano successive notizie di stampa, sempre sul quotidiano, gli avvisi al momento riguarderebbero due ex vertici di una società controllata da Cmc e appena uscita da un concordato preventivo.