Diga di Marina di Ravenna (foto di repertorio)

La lettera di un lettore

Riportiamo di seguito la lettera di Carlo Zingaretti a proposito dell’intenzione dell’Autorità Portuale di vietare l’accesso alle bici nelle dighe foranee.

Perché vietare le bici nelle dighe foranee ?
Le dighe foranee rappresentano una delle passeggiate più belle perchè ci fanno ‘camminare sull’acqua’ per due chilometri e mezzo. Rilassanti per la mente perché ti mettono in contatto con i due elementi fondamentali della vita: l’aria e l’acqua.

Più spesso il vento, spesso le onde che spruzzano il manto stradale. Sia che le si percorra a piedi sia che ci si vada in bicicletta sono una piccola prova della propria determinazione perché devi andare fino in fondo e tornare indietro con in tuoi mezzi: nessuno ti verrà a prendere.

Il ciclista, quando le imbocca, è ansioso perché se per un accidente fora quando è in fondo, è costretto a rifare a ritroso la diga con le scarpe a suola rigida e con l’attacco al pedale che rende la camminata molto disagevole.
Però non c’è ciclista che possa rinunciare a percorrerle se non ogni volta, almeno una o due volte all’anno.
Io ci vado quando in bici faccio il mio percorso litoraneo. Partendo dal Ponte Nuovo lungo l’argine dei Fiumi Uniti fino a Lido di Dante, poi Lido Adriano, Punta Marina, Marina di Ravenna con l’immancabile passaggio o sul molo o sulla diga foranea, o su entrambe quanto il tempo non è tiranno.
Ho letto che l’Autorità Portuale vuole vietarle ai ciclisti e renderne difficoltoso l’accesso a tutti.
Non ne capisco la ragione. Ci vado da anni e anni e non mi è mai capitato di vedere incidenti e non ne ho mai sentito parlare. Si possono essere verificati screzi fra ciclisti, pedoni e pescatori ma sempre nella norma di qualche episodio spiacevole, mai grave o preoccupante.
Mettere sbarre e addirittura tornelli di accesso!
Quanto accanimento ingiustificato e immeritato, tanto più che la bici non inquina e quindi che fastidio può dare? Semmai si possono indicare limiti di velocità, intimando il loro rispetto con la minaccio del ricorso alle telecamere: come si fa sulle strade per gli autoveicoli.
Sembra di tornare ai primi del secolo scorso quando le biciclette erano vietate nelle città, in netta controtendenza con le politiche governative che cercano di incrementare l’uso della bicicletta. Speriamo che qualcuno lo faccia notare all’Autorità Portuale”.