Guardia di Finanza (foto di repertorio)

Continuano gli interrogatori agli imprenditori.

Si era giunti ad un sequestro preventivo da oltre 5,8 milioni di euro (disposto dal Gip Corrado Schiaretti, su richiesta dei PM Alessandro Mancini e Monica Gargiulo) finalizzato alla confisca di beni in merito all’inchiesta sugli appalti per la gestione del personale nel settore turistico, ristorativo e del divertimento da parte della Mib Service srl di Ravenna; ma dopo il riesame chiesto dalle difese, le cose sono cambiate.

Ora, come riporta Il Resto del Carlino, due indagati (l’avvocatessa ravennate e il consulente del lavoro lughese) sono stati esclusi, mentre per gli altri indagati (i tre che rivestivano posizioni di rilievo all’interno della Mib Service) le quote di sequestro sono state notevolmente ridimensionate.

Continuano intanto, nell’ambito dell’indagine, gli interrogatori ai numerosi imprenditori che si sono rivolti alla società in questione per la forza lavoro.

Il fatto

Parte proprio dalla nostra città un’inchiesta pubblicata su L’Espresso del 19 maggio 2019, che racconta il business di una società ravennate, i cui fondatori sono indagati dalla Procura di Ravenna per illecita somministrazione di lavoro, che si sarebbe arricchita acquisendo molti lavoratori stagionali da imprese locali e facendoli figurare come trasfertisti, per i quali tra l’altro il datore di lavoro gode di uno sgravio d’imposta del 50%.

Trattandoli in questa maniera, la società avrebbe fatto comparire nelle buste paga rimborsi per trasferte in certi casi pari anche all’80% del valore dello stipendio, evitando di versare i contributi su queste quote e danneggiando quindi il lavoratore stesso, oltre che lo Stato.

Come viene spiegato accuratamente nell’articolo sul noto settimanale, la società avrebbe siglato contratti con circa 120 imprese di intrattenimento serale e di gestione di stabilimenti balneari, promettendo a questi clienti risparmi fino al 30% sui costi del personale, mentre ai lavoratori, a cui veniva promessa la stessa retribuzione dell’impiego precedente, veniva infine chiesto il massimo riserbo sugli interessi dell’azienda e soprattutto sul luogo di lavoro.