L’Isola San Giovanni, la “Rambla” ravennate e piazza Baracca: occorre intervenire subito

De Pascale si può dire che l’”isola San Giovanni” come area degradata l’abbia ereditata, ma vi sono due nuovi “focolai”, che stanno ardendo sempre più velocemente pronti a invadere l’intero centro cittadino: le strade sul retro di piazza Kennedy e il marciapiede alla francese di piazza Baracca.

Isola San Giovanni, si valuta un’ azione per risarcimento

Gli abitanti dell’isola San Giovanni vengono da 20 anni durante i quali l’avanzamento del degrado è stato inarrestabile, e innescato da una semplice combinazione di elementi che hanno fatto appassire l’area. Gli elementi sono sempre i medesimi: panchine; zone d’ombra; pubblici esercizi e/o alimentari aperti sino a notte alta  con vendita di alcolici; insufficiente presidio delle forze dell’ordine. Conseguente si è creato il terreno fertile per: prostituzione, droga, alcol, abusi, vessazioni, dolore. Parliamo di un’area che nella prima metà del XX secolo era una delle più prestigiose della città, la quale ospitava ville e appartamenti avveniristici per l’epoca, immobili che hanno avuto un crollo di valore di circa 4/5 volte, unità immobiliari che valevano 1 milione di euro che oggi valgono o si scambiano a 200.000, ma il problema centrale prima ancora del valore dei beni è l’insicurezza del luogo, il senso di paura nel percorrere i luoghi di notte, la bellezza della città stuprata e sanguinante.

Ma chi ha la responsabilità di tutto questo? Per certo ai gestori dei pubblici esercizi ne viene riconosciuta una precisa, a seguire le responsabilità ricadono sul Comune: esistono molteplici sentenze a riguardo che fanno intendere questa catena di corresponsabilità. In città si vocifera di importanti famiglie che si sono viste svilire i propri asset immobiliari, hanno tollerato 20 anni, ora stanche intendono promuovere un’azione di risarcimento danni verso i pubblici esercizi, il Comune e eventualmente gli Amministratori e/o funzionari comunali che avessero omesso di porre in essere ogni azione in loro potere per sopprimere il degrado.

I vespasiani e la parete di free climbing della Rambla ravennate

Sarà a tutti capitato di transitare fra le 22:00 e le 24:00 con l’auto in piazza Kennedy: vi imbatterete nella “Rambla” cittadina. Un nugolo di persone presenti in tutta la piazza, di auto in divieto di sosta, di monopattini intenti a gareggiare – in un percorso a ostacoli umani – sul bianco marmo della piazza, una moltitudine che se la passa con il bicchiere in mano! Ma non finisce qui, a Ravenna oltre al quadrilatero alimentare abbiamo anche il quadrilatero del bere e quindi la Rambla continua su via Gioacchino Rasponi, su via Antonio Zirardini e su via IX Febbraio: tuttavia via Antonio Zirardini e via IX Febbraio sono in stato “ON” solo quando sono aperti i locali.

Via Antonio Zirardini e via IX Febbraio sono  a zona d’ombra della Rambla ravennate e come tale luogo atto a fare germogliare ogni illecito che in dette zone trovi il suo habitat: oggi va per la maggiore come orinatoio, i gradini di giorno con il sole battente grondano di urina. Addirittura, i portali in marmo dei palazzi cinquecenteschi vengono utilizzati come parete di free climbing; ma può capitare anche di imbattersi in un ubriaco che ti punta una bottiglia di vetro rotta, come capitato di recente a un noto imprenditore ravennate.

Ora è incomprensibile come non vi sia la consapevolezza cittadina di trovarsi ai piedi della sede del Governo, della Municipalità e dei due Palazzi delle famiglie che hanno fatto la storia della città per secoli; è incomprensibile come non si amino le nostre istituzioni e le nostre radici nel tollerare che questo degrado avanzi. Riducendolo a un uso un poco diffuso di cannabis e ponendo come soluzione qualche telecamera e alcuni agenti in borghese. Se si intende risolvere il problema, ed evitare una valanga di richieste di risarcimento danni, serve che le parti responsabili, Pubblici esercizi e Comune, provvedano ad arginare immediatamente o semplicemente spengano quanto generato e non riescono a controllare.

Ravenna tra Oriente e Occidente, crocevia di culture millenarie apre la sua porta principale – piazza Baracca – al degrado.

 Le giunte che hanno preceduto quella di De Pascale hanno sempre preso in esame una bonifica dell’area che comprendesse l’intero comparto; il sindaco e il suo assessore hanno ben pensato di bonificare solo il parcheggio, lasciando il resto della piazza nel caos

Come già scritto a più riprese:

la piazza vive in un grave stato di degrado causa la mancanza di un progetto di riqualificazione complessivo, che l’ha fatta diventare una sorta di sgombraroba: quello che non si sa dove mettere lì finisce! Quindi abbiamo una piazza di luce e una piazza di ombra, le zone più degradate sono quelle dello scheletro dell’ex cinema, limitrofo al marciapiede alla francese, dove è stato collocato ogni manufatto collocabile, unitamente a un’infinità di panchine inutili, utilizzate solo di pomeriggio e di notte dagli avventori del kebab che sostano con ogni mezzo sul marciapiede, dal pomeriggio a notte fonda. Bevendo mangiando, ballando, cantando, urlando, fumando, facendo – alla necessità – ogni bisogno in strada. La quale, per le  caratteristiche del manto di copertura si presta anche a pista – in barba alle occupazioni di privati – e in via ricorrente si tengono gare di moto e/o  monopattini – in singola e in coppia –  con tanto di premiazioni. A notte fonda il circo del degrado si spegne e una manina notturna fa le pulizie, poi alle 7:00 passa Hera con il suo mezzo sul marciapiede ma essendo appunto sul mezzo non riesce a raccogliere i rifiuti e i vetri rotti che sono stati buttati ai piedi delle casse del parcheggio, ci penserà poi qualcuno di civile se vuole uscire dal parcheggio!

Caro Michele, è commuovente e riempie di gioia ogni cittadino questo tuo protenderti verso la modernità, se fossi nato negli anni 30 saresti un futurista. Bene quindi prolungare in Darsena la passerella sino al ponte mobile ma cortesemente stabilizziamo prima l’esistente se non vogliamo cadere nel vuoto!

RH