Barista con la mascherina (foto di repertorio)

La maggiore difficoltà affrontata dai gestori? La riduzione di capienza del locale

Pubblichiamo di seguito le conclusioni dell’analisi condotta da Confesercenti sugli effetti del Covid-19 e del conseguente lockdown sulle imprese del territorio. La rilevazione, realizzata nei giorni 25 – 31 agosto 2020, è stata effettuata su un campione di 100 imprese del settore dei pubblici esercizi dei comuni di Ravenna e Cervia associate alla Fiepet/Confesercenti provinciale di Ravenna.

  1. il Covid-19 con il lockdown e la conseguente crisi economica hanno messo sotto pressione come non mai i bilanci dei pubblici esercizi stretti tra mancati incassi e le voci di spesa obbligati;
  • la Confesercenti stima che, nonostante le riaperture a partire da maggio, il bilancio delle imprese dei primi sei mesi sia fortemente negativo, in quanto il calo medio dei consumi è di quasi 1.900 procapite;
  • sempre secondo la Confesercenti il calo della spesa è dovuto soprattutto allo stop delle attività durante la fase acuta della pandemia, ma anche alla prudenza delle famiglie nel periodo di ripartenza, che in questa fase privilegiano il risparmio, ed infatti la quota di risparmio è aumentata sensibilmente a scapito della quota destinata ai consumi che invece cala sensibilmente;
  1. il 44% del campione che  ha  risposto al sondaggio ha messo in atto nuove strategie durante il lockdown per rimanere in contatto con la sua clientela e in particolare la maggioranza ha sviluppato il servizio di consegna a domicilio e una maggiore presenza sui social;
  • la maggiore difficoltà affrontata dai gestori è stata la riduzione di capienza del locale, ma anche la formazione del personale e la gestione dei prodotti e degli oggetti di uso comune sono stati aspetti che hanno affrontato con qualche difficoltà;
  • il 60% del campione ha dichiarato che non utilizzava sistemi o piattaforme di prenotazione on-line, ma la maggior parte si è o si sta attrezzando per utilizzare in futuro queste piattaforme;
  1. il 57% del campione ha notato cambiamenti nei comportamenti della clientela soprattutto con maggiore attenzione rivolta alla sicurezza, mentre il rapporto con i fornitori per il 71% è rimasto uguale al pre lockdown;
  • quasi la metà del campione ha dichiarato di aver ridotto il personale anche a causa del fatto che il 69% ha visti diminuire il fatturato;
  • nel caso di diminuzione di fatturato le azioni che il campione ha messo in atto sono l’aumento della vendita per asporto, introduzione di nuove tipoligie di offerta e nel 20% dei casi ha aumentato l’orario di apertura del locale;
  • il 45% del campione ritiene che sia possibile il ritorno del coronavirus e teme le conseguenti misure di lockdown;
  1. lo scenario che si rappresenta è quello di un profondo cambiamento nel settore dei pubblici esercizi e di una categoria che sta affrontando questi cambiamenti con misure concrete ed immediate, quali l’aumento della vendita per asporto, la consegna a domicilio e l’aumento degli orari di apertura;
  • la tanta auspicata ripresa dei consumi appare ancora lontana e la ripresa è stata a macchia di leopardo, con tipologie di attività e zone che continuano ad essere in stagnazione, mentre altri hanno saputo interpretare meglio i cambiamenti veloci che vi sono stati;
  • il fenomeno della movida non è certo nuovo, ma dopo il lockdown ha ritrovato slancio e in molte città i pubblici esercizi sono diventati i luoghi dello svago e del divertimento serale in un ottica di rigenerazione urbana e di nuove modalità di fruizione degli spazi esterni, spesso in una nuova rinnovata collaborazione con i comuni, nel tentativo di ridare luce alle città, uscite svuotate dal periodo di chiusura delle attività;
  1. le misure che in questi mesi sono state adottate sia a livello nazionale che a livello locale hanno certamente portato benefici, ma sono stati aiuti di breve durata che hanno permesso di affrontare lo stato d’emergenza, ma adesso servirebbero più misure di lunga durata con sgravi di tributi duraturi, permessi permanenti per occupazioni di suolo pubblico non dettate dall’emergenze ma come soluzioni che danno sicurezza sanitaria agli utenti, piani di promozione per singole tipologie e singole zone ecc…
  • prevedere le dinamiche nei prossimi mesi è davvero difficile, ma emerge sempre più chiaramente che molte imprese, dopo aver realizzato le azioni che hanno permesso di affrontare l’emergenza, sono alla finestra in attesa degli eventi e molte aziende, quelle finanziariamente più deboli, sono a rischio di chiusura;
  • occorre prepararsi a tempi lunghi e incerti per molte imprese del settore e il ritorno alla normalità non sarà veloce e neanche certo.

Qui sotto, il report completo: