Cristina D'Aniello (foto di repertorio)

L’uomo sarebbe stato investito dal muletto di un collega, che risulta indagato per omicidio colposo assieme al legale rappresentante del terminal. I sindacati: “Vicenda che presenta lati oscuri”

Svolta nelle indagini sulla tragica scomparsa di Franco Pirazzoli, morto in un piazzale di un terminal del Porto lo scorso 19 agosto. In un primo momento si era parlato di un malore fatale, ma, come hanno riportato anche le pagine dei principali quotidiani cittadini dei giorni scorsi, ora i risultati dell’autopsia parlano di uno scenario ben diverso. Secondo quest’ultima, infatti, l’uomo sarebbe stato investito da un muletto e le cause della morte sarebbe un trauma da schiacciamento e trascinamento, non un infarto. Il collega mulettista risulta quindi indagato, assieme al legale rappresentante del terminal container, per omicio colposo.

Come spiegato su Il Resto del Carlino di ieri, i nuovi sviluppi sono frutto di un’intuizione del Pm Cristina D’Aniello, che fin da subito espresse dubbi sull’ipotesi del malore, chiedendo l’autopsia.

La nota dei Sindacati

I Sindacati, intervenuti ieri con una nota, chiedono chiarezza su una vicenda che, scrivono, “presenta lati oscuri che la magistratura e la Medicina del lavoro dovranno chiarire”.

“Franco Pirazzoli era venuto a compilare il modulo di recesso del rapporto di lavoro in una sede sindacale il 5 maggio – raccontano -, sarebbe dovuto andare in pensione il primo ottobre, ma non ha potuto godere del suo meritato riposo perché è morto il 19 agosto.

Alla sua famiglia va il nostro cordoglio, le nostre condoglianze e la nostra vicinanza.

Apprendiamo dalla stampa che la sua scomparsa non sarebbe stata originata da un malore, come in un primo tempo sembrava, ma da un infortunio sul lavoro. Un infortunio mortale come quello che tolse la vita 10 anni fa a Diop Gougnao travolto dai sacconi nello stesso terminal.

Della morte di Franco Pirazzoli fummo informati formalmente il primo di settembre con una comunicazione dell’Autorità portuale che era stata tardivamente informata da IFA (azienda proprietaria del terminal, ndr) quello stesso giorno.

Qui sta la prima anomalia, infatti secondo il protocollo sulla sicurezza del porto l’azienda avrebbe dovuto immediatamente informare i rappresentanti alla sicurezza dei lavoratori di sito (RLSS) e l’Autorità. Il 2 di settembre gli RLSS chiesero un incontro urgente con la direzione di IFA, incontro che venne concesso solo il 10 di settembre, dopo diverse sollecitazioni. Solo nel pomeriggio di ieri, con 40 giorni di ritardo e dopo che la notizia dell’infortunio era uscita sulla stampa, è stata fornita da IFA la documentazione richiesta e la firma sul verbale dell’incontro del 10 di settembre”.

CGIL, CISL, UIL, FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTRASPORTI scrivono di attendere con fiducia l’operato degli inquirenti e di riservarsi ogni azione dovessero ritenere necessaria a tutela dei lavoratori e della loro sicurezza sul lavoro. I Sindacati lanciano poi accuse pensanti nei confronti di alcune aziende nel Porto di Ravenna che, per abbattere i costi, violerebbero “sistematicamente la normativa che regola il lavoro nelle banchine e le norme contrattuali che regolano gli appalti” e che non applicherebbero neppure “le precauzioni dettate dal protocollo per la prevenzione del Covid-19.

Nella nota i Sindacati si dicono preoccupati per le aziende che invece si attengono alle normative perché, “in assenza di una decisa azione di repressione, la guerra delle tariffe vedrà inevitabilmente prevalere le aziende che violano le norme, ricavandone un profitto a danno di quelle virtuose, che si vedranno penalizzate e saranno portate ad imitare le prime”.