Giustizia (foto di repertorio)

Incentrato sugli illeciti attribuiti alla cosca Grande Arcari di Cutro (Crotone)

Le organizzazioni sindacali Cgil-Cisl-Uil regionali dell’Emilia Romagna e territoriali di Piacenza e Reggio Emilia esprimono soddisfazione per la sentenza pronunciata nella tarda serata di ieri dal Tribunale di Bologna, relativa ai riti abbreviati del processo Grimilde’.

“L’impianto accusatorio sostenuto dai pubblici ministeri è stato confermato, incluse le diverse imputazioni per associazione mafiosa e le numerose aggravanti mafiose connesse ai gravissimi reati commessi dagli imputati condannati.

Anche la diretta correlazione con l’indagine Aemilia, e i successivi processi svolti, risulta confermata. Si completa pertanto ulteriormente il quadro, estremamente preoccupante, relativo all’azione della ‘ndrangheta nella nostra regione, la sua capacità, purtroppo dimostrata, di penetrare il tessuto economico e sociale, fino a coinvolgere soggetti appartenenti alle istituzioni.

Come abbiamo precisamente sostenuto nelle conclusioni svolte dagli avvocati che hanno rappresentato le parti civili Cgil-Cisl-Uil nel processo, il lavoro, la lesione delle libertà e dei diritti fondamentali di chi operava all’interno delle aziende coinvolte, il grave sfruttamento svolto mettendo in atto forme di caporalato, costituiscono purtroppo una componente fondamentale dell’azione messa in atto dalla ‘ndrangheta e da tutte le mafie in questa regione.

Leggeremo le motivazioni della sentenza. Tuttavia emerge già chiaramente dal pronunciamento del Tribunale, per effetto dell’importante riconoscimento dei risarcimenti, il danno subito dalle organizzazioni sindacali derivante dall’azione della ‘ndrangheta. La lesione di diritti propri delle organizzazioni, insieme a quelli dei lavoratori coinvolti.

Continueremo la nostra battaglia per sconfiggere le mafie, agendo nei processi in quanto parti civili e, soprattutto, proseguendo l’attività sul piano delle prevenzione. Tanto più nella complessa situazione che sta attraversando il paese, è necessario alzare il livello dei presidi antimafia, rafforzando ulteriormente l’azione che può e deve essere messa in campo da parte delle istituzioni, coinvolgendo l’insieme delle parti sociali e l’associazionismo antimafia”.

Il fatto

La maxi-operazione “Aemilia” scattata nel 2015, ha portato alla luce l’esistenza di un’associazione ‘ndranghetistica in Emilia-Romagna che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bologna, operava sul territorio da anni puntando soprattutto su appalti, imprenditoria, attività commerciali, legami con colletti bianchi, politici e personalità di spicco: si ritiene che si tratti di un sodalizio legato alla cosca Grande Arcari di Cutro (Crotone), come riportano i quotidiani in edicola oggi.

Aemilia si è trasformata poi in un maxi-processo di mafia considerato il più importante del Nord e, in Italia, secondo solo a quello di Palermo.

Nel 2018 furono più di un centinaio i condannati del rito ordinario, ora il processo prosegue in Appello a Bologna e la Procura generale ha chiesto finora la conferma quasi per tutti.

Nella giornata del 30 luglio 2020, si è tenuto un altro importante processo di ‘ndrangheta: “Grimilde”, incentrato sugli illeciti attribuiti al clan Grande Aracri a Brescello e altrove e durante il quale il pm Ronchi ha avanzato le richieste di pena.