Lista per Ravenna riporta la testimonianza di una cittadina e la risposta della Polizia Locale, chiedendo di conseguenza conferma al Sindaco

Elisa Frontini, capogruppo di Lista per Ravenna nel Consiglio della Darsena, riporta la testimonianza di una cittadina, residente nel quartiere: “Mi trovavo ieri in centro città. per un problema di famiglia, insieme a mia madre che, reduce da un intervento, cammina con l’ausilio delle stampelle. Comprato in un bar un caffè d’asporto, mia madre, avendone urgenza, ha chiesto se poteva usufruire del bagno interno. Le è stato risposto che ciò è vietato da un DPCM, come avrebbe potuto confermarci la prefettura. Poco oltre, un altro bar ci ha dato la stessa risposta. Ci siamo allora dovute trascinare fino a piazza Baracca per usare il bagno pubblico a pagamento. Tralasciando le condizioni indescrivibili in cui abbiamo trovato il bagno, peraltro in una parte della piazza affetta da degrado, chiedo: se una persona è in centro e ha bisogno di un bagno a portata delle sue condizioni di mobilità come deve fare?”.

Dal comando della Polizia Locale, a cui Lista per Ravenna ha posto in via breve e informale lo stesso racconto e lo stesso quesito, è arrivata però la risposta: “Non c’è nessun divieto”.

“Logicamente – scrive Frontini –, può esserci stato un fraintendimento, ritenendo che al divieto di servire consumazioni sul posto sia connesso il divieto d’uso del bagno interno all’esercizio.

Viceversa vale l’art. 29 del nuovo regolamento di polizia urbana, secondo cui, in sostanza, i titolari degli esercizi pubblici e delle altre attività che hanno l’obbligo di offrire l’uso del proprio bagno alla clientela devono consentire di accedervi senza subordinarne la fruizione ad un acquisto, tranne che, per motivata valutazione dei titolari stessi, ciò comporti un fondato pericolo per il decoro del locale, oppure interferisca o crei nocumento allo svolgimento dell’attività d’impresa.

Chiediamo dunque al Sindaco se conferma, per chiarezza di comportamento dei cittadini e dei turisti, come degli esercizi pubblici e delle altre attività assimilate, che l’accesso ai servizi igienici di tali imprese secondo l’art. 29 del regolamento di polizia urbana non è impedito da alcun decreto governativo dettato dall’emergenza coronavirus, ovviamente nel rispetto degli obblighi di mascherina e di distanza da persone”.