Marinella Melandri e Costantino Ricci
Marinella Melandri e Costantino Ricci

Succede a Costantino Ricci

L’assemblea generale della Cgil di Ravenna, che si è svolta oggi (giovedì 3 dicembre), ha eletto, con il 93% dei voti favorevoli, Marinella Melandri segretaria generale della Camera del lavoro di Ravenna.

L’emergenza dettata dalla pandemia non ha frenato un momento fondamentale del percorso democratico della Camera del lavoro. L’assemblea generale è stata preceduta da una consultazione che ha coinvolto tutti i componenti della assemblea. Le consultazioni sono avvenute rispettando tutte le disposizioni anti-covid. L’assemblea  si è svolta in una modalità del tutto inedita. I lavori sono stati seguiti da sindacalisti e delegati grazie a una diretta online e le votazioni si si sono tenute nelle tre Camere del lavoro di Ravenna, Faenza e Lugo nel rispetto del distanziamento e delle norme di sicurezza. I lavori sono iniziati alle 9 con l’insediamento della presidenza e si sono conclusi con la proclamazione della nuova segretaria, con i saluti del segretario uscente Costantino Ricci e con l’intervento di Luigi Giove, segretario della Cgil Emilia Romagna.

Marinella Melandri succede a Costantino Ricci che ha terminato i due mandati da segretario generale (termine massimo previsto dallo statuto) che lo hanno visto alla guida della Cgil di Ravenna per 8 anni. La Cgil ringrazia Ricci per il costante impegno, la dedizione, l’autorevolezza e la serietà dimostrati in questi anni e augura buon lavoro alla nuova segretaria.

Il segretario regionale Luigi Giove ha augurato buon lavoro a Costantino Ricci, destinato a ricoprire l’incarico di presidente Caaf Cgil Emilia Romagna, e alla nuova segretaria. “Marinella Melandri è la prima donna eletta alla guida della Camera del lavoro di Ravenna – ha detto – e si aggiunge alle altre sei segretarie generali in carica in Emilia Romagna. È un segnale importante che dà una rappresentanza della forza e del ruolo delle donne nelle nostre Camere del lavoro. Abbiamo di fronte a noi sfide impegnative per l’occupazione e per il lavoro. Ci attende un periodo molto complicato, non solo per gli aspetti sanitari, e come Cgil opereremo sempre per una società più equa, giusta e sostenibile”.

Marinella Melandri è nata a Fusignano nel 1966 e ha iniziato l’attività sindacale in Cgil nel 1997    seguendo per la Funzione Pubblica della Cgil i Comuni del Lughese e le Ipab. Successivamente è stata responsabile provinciale, sempre per la Fp Cgil, del comparto enti locali. Nel settembre del 2009 diviene segretaria generale della Fp Cgil Ravenna, incarico che ricopre fino al 2014, quando entra a fare parte della segreteria provinciale della Cgil di Ravenna.

Dichiarazione della segretaria generale Marinella Melandri

“Assumere il ruolo di segretaria generale – commenta Marinella Melandri, che ha rivolto un ringraziamento personale al segretario uscente Costantino Ricci per il lavoro compiuto – mi onora e mi impegna con umiltà e spirito di servizio in un contesto generale di grande complessità. Stiamo attraversando trasformazioni epocali, in cui gli schemi a noi noti non bastano più ma non abbiamo ancora chiaro il nuovo schema di gioco. Il cambiamento climatico, la digitalizzazione, i cambiamenti demografici, la dimensione delle diseguaglianze e ora il Covid trovano l’Italia impreparata ed arretrata a causa della carenza di strategie e di una programmazione di medio/lungo periodo. Sono deficit certamente non imputabili solo agli ultimi governi (il nostro Piano per il Lavoro risale al 2013), ma frutto di una miopia politica più che ventennale che ha privilegiato il consenso immediato, le politiche neoliberiste, la logica degli incentivi a pioggia anziché un ruolo attivo, di regolazione e di selezione da parte dello Stato in economia”.

Gli effetti della pandemia sul lavoro in provincia di Ravenna: “La crisi indotta dalla pandemia ha portato nella nostra provincia ad avere oltre 40.000 lavoratori in cassa integrazione: quasi un terzo degli addetti. Dopo la ripresa delle attività in estate, i cassaintegrati si sono ridotti a 3.000 per poi raddoppiare nuovamente in queste settimane a seguito dei provvedimenti legati alla seconda ondata. Vedremo le conseguenze sull’occupazione stabile quando terminerà il blocco dei licenziamenti, e saranno tutte da gestire. Già però vediamo le conseguenze sull’occupazione tipica di un territorio con forte vocazione alla stagionalità, come il turismo e l’agricoltura. Abbiamo registrato 5.400 nuove assunzioni in meno rispetto al 2019, e rapporti di lavoro più brevi, aumento di lavoro grigio e nero, che si ribalteranno negativamente su trattamenti Naspi e di disoccupazione. Ci aspettano mesi difficili, nei quali la povertà ed il disagio sociale aumenteranno”.

Le sfide che attendono il territorio: “Ravenna ha tutte le carte in regola – dice Marinella Melandri – per candidarsi a guidare la transizione energetica del paese e della regione, per diventare un hub ambientale, mettendo le importanti conoscenze e competenze presenti al servizio di grandi investitori, che vogliano impegnarsi per la decarbonizzazione, la riconversione al metano, il passaggio alle fonti rinnovabili, il rilancio delle multiutility, per l’economia circolare. Abbiamo letto sulla stampa di progetti che parlano di captazione dell’anidride carbonica, di idrogeno verde, di campo eolico, di trattamento di rifiuti industriali. Sono novità importanti ma finora è mancata ogni forma di coinvolgimento sindacale che consenta di valutare le concrete le ricadute occupazionali, ambientali e di ricchezza per il territorio. Tutto questo mentre si perdono posti di lavoro qualificati e vediamo il disimpegno dei grandi player internazionali, a partire da Eni. L’avvio dei lavori di approfondimento del porto da poco assegnati, dopo tanti anni, deve raccordarsi con altri interventi infrastrutturali in modo da costruire canali logistici che colleghino l’Adriatico con il Centro Europa e con la l’intera regione privilegiando il trasporto su ferro e sviluppando attrattività, così da mettere a valore le aree retroportuali per insediamenti industriali all’avanguardia.

Siamo di fronte a nuove opportunità: non possiamo permetterci di non coglierle, mettendo al centro la salvaguardia dell’occupazione e la creazione di lavoro qualificato. Per questo abbiamo chiesto alle istituzioni un tavolo di confronto, partecipato dalla Regione, che faccia da regia per un grande piano di investimenti, che preveda un protocollo per gli appalti privati, da aggiungere a quello sugli appalti pubblici, ed un’azione generalizzata per promuovere la legalità, la sicurezza sul lavoro ed il contrasto ad ogni tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata.

Ogni afflusso straordinario di risorse e ogni fase di crisi rappresentano, per la criminalità,  opportunità di penetrazione che devono trovare l’intera comunità opporsi convintamente: non mancano anche nella nostra provincia inchieste che hanno dimostrato la permeabilità del sistema imprenditoriale. Il confronto costante con i soggetti istituzionali chi ha consentito in questi anni di rafforzare le relazioni e di creare le condizioni per un salto di qualità nella contrattazione sociale territoriale: ora dobbiamo presidiare ed esigere i tanti accordi fatti, a partire da quelli sulle politiche di bilancio e con i Distretti, con i quali abbiamo concordato le linee di intervento ma siamo ancora carenti nell’esigerne i risultati in modo da essere riconosciuti come soggetto di riferimento sulle tematiche sociali anche da parte di lavoratori pensionati. In questi anni, insieme alle categorie dei pensionati (Spi) e della Funzione Pubblica (Fp) e in coordinamento con le Camere del lavoro della Romagna, abbiamo presidiato la realizzazione dell’Ausl Romagna: un’esperienza ancora in divenire. Pur nella straordinarietà della fase, dobbiamo continuare a lavorare per la qualificazione, l’omogeneità e la prossimità delle risposte in ambito ospedaliero, ma soprattutto dobbiamo esigere quello sviluppo della sanità territoriale e della prevenzione che sono risultati largamente insufficienti nell’emergenza. I nostri ospedali, seppur concentrando le specializzazioni, devono essere al servizio dei Distretti che devono essere il fulcro dell’organizzazione sanitaria, sviluppando politiche di presa in carico basate sulla prevenzione, sulla domiciliarità, sull’integrazione sociale, sullo sviluppo della telemedicina e delle opportunità che le nuove tecnologie mettono a disposizione della sanità e dell’assistenza”.