L’intervento del Segretario Provinciale Morgese

La Segreteria Provinciale del Nuovo Sindacato Carabinieri di Ravenna apprende dal quotidiano IL MATTINO che nella serata del 30 novembre quaranta ragazzi con una età compresa tra i 12/16 anni, a Borgo Sant’Antonio Abate (Napoli), hanno deciso di attaccare le forze dell’ordine per divertimento con lancio di petardi, fumogeni e uova, naturalmente dopo aver incendiato i cassonetti dell’immondizia”.

Come Segreteria Provinciale – riferisce Morgese –  non possiamo  rimanere silenti e far a meno di porre l’attenzione sulle responsabilità dei genitori e della politica: oramai sul tema sicurezza, si sta viaggiando senza conducente. La sottovalutazione della pericolosità delle baby gang ha risvolti importanti, che l’incoscienza dei ragazzini e la leggerezza di certi adulti porta a trascurare. Anche inquadrare, giornalisticamente, il fenomeno come divertimento tradisce la tentazione di sminuire la pericolosa deriva sociale, insita in  atteggiamenti francamente denigratori e violenti posti in essere contro chi, indossando  una divisa, rappresenta lo Stato. L’educazione civica  dovrebbe includere l’idea di uno Stato visto non come entità aliena e nemica ma come parte della società in cui si vive. Non può non rilevarsi dall’episodio di Sant’Antonio Abate come l’atteggiamento di quegli adolescenti abbia l’univoco significato di stigmatizzare lo Stato e i rappresentanti di esso come nemico da abbattere, deridere e combattere.

Le baby gang sono senz’altro un problema criminale che prima di incancrenirsi nella illegalità deve essere affrontato come un problema di crescita culturale nella legalità, crescita che non può prescindere da un progetto educativo svolto all’interno delle comunità in cui i giovani vivono, la famiglia, la scuola, oratori, società sportive ed altro.

Sottovalutare il fenomeno del “disordine giovanile” e la mancanza di idonei spazi di crescita culturale e sociale sta portando, anche in realtà meno problematiche da un punto di vista criminale, alla nascita di gruppi di giovani dediti ad attività di violenza che se non opportunamente contenuti potrebbero catapultare anche città come Ravenna verso abissi di più difficile controllo.

“Uno studio ministeriale evidenzia che i ragazzi che per anni hanno fatto i bulli sono passati ad altri tipi di delinquenza”.

Criminali in erba più che ragazzini vivaci, dunque. E la colpa, grande interrogativo della nostra società, di chi è? “Nonostante si voglia dire che il bambino viene traviato da altri ambienti, è un problema di ascolto ed educativo delle famiglie. Se un bambino fa certe cose è perché a casa è passato un determinato messaggio. Quindi il genitore è correo”.