Violenza sulle donne (foto di repertorio Shutterstock.com)

A lanciare l’allarme è stata la vittima dimessa dall’ospedale con 22 giorni di prognosi

Tutto inizia questo weekend, quando, in tarda mattinata, giunge alla centrale operativa una segnalazione di una lite in famiglia: si sentono urla e rumori provenire da un appartamento. Quando giunge la pattuglia la vittima, una donna di 50 anni, racconta alla pattuglia che aveva avuto un diverbio con il suo compagno convivente, di 51 anni, e che già la sera prima l’uomo le aveva sferrato calci, pugni e schiaffi e per questo motivo la donna aveva deciso di passare la notte dalla madre per paura che la situazione potesse degenerare. All’arrivo dei militari del Nucleo Radiomobile la donna era profondamente provata e in uno stato d’ansia, nonché presentava un occhio tumefatto e delle abrasioni sull’avambraccio destro. La pattuglia richiedeva immediatamente l’intervento del 118 e la donna riceveva le dovute cure presso l’ospedale di Faenza, ove veniva dimessa con 22 giorni di prognosi per contusione avambraccio destro, contusione con ematoma in sede periorbitale, contusione emicostato. Quando è stata allertato il 112 l’uomo si era recato presso l’abitazione dove si era rifugiata la donna urlando e percuotendo la porta d’ingresso chiedendo alla donna di ritornare a casa con lui. La donna ha poi iniziato a raccontare che aveva invitato l’uomo a vivere a casa sua, essendo senza fissa dimora, e che l’uomo, in più occasioni, dopo aver bevuto, iniziava a prenderla a calci, pugni, schiaffi e gomitate procurandole delle lesioni. La donna non si era mai confidata con nessuno né tantomeno si era recata dalle forze dell’ordine a denunciare né in pronto soccorso a farsi refertare. Ha raccontato ai militari dell’Arma che circa 40 giorni prima, a seguito dell’ennesima lite, l’uomo aveva cercato di soffocarla con una mano al collo, mentre con l’altra le afferrava la mandibola per non farla urlare. Tutte le liti sono avvenute all’interno della propria abitazione e l’uomo iniziava prima a inveire contro la donna con frasi del tipo “non vali niente” e poi passava alle aggressioni fisiche. La donna non faceva altro che proteggersi la faccia con le braccia e in silenzio aspettava che lui si fermasse. I litigi sono iniziati dopo il primo mese, ma la donna non si è mai decisa a denunciare poiché l’uomo era senza fissa dimora, non sapeva dove andare, non aveva parenti e le dispiaceva fargli del male. L’uomo era solito bere tre litri di vino al giorno e ad assumere superalcolici. Dati i gravi indizi di colpevolezza per maltrattamenti in famiglia e il concreto pericolo di fuga i Carabinieri, sentito il pm di turno, Dottoressa Marilù Gattelli, si sono messi sulle tracce dell’uomo e i Carabinieri della Stazione di Faenza Borgo Urbecco hanno dichiarato l’uomo in stato di fermo collocandolo presso la camera di sicurezza della locale Compagnia manfreda in attesa di associarlo alla casa circondariale di Ravenna. Quando era arrivato il momento di condurlo al carcere l’uomo ha iniziato a sudare freddo ed è stato subito allertato il 118, che ha reputato di portarlo presso il locale nosocomio per le cure del caso. L’uomo, piantonato dai militari dell’Arma, è stato trovato in pessime condizioni di salute, ha avuto un principio di infarto ed è stato ricoverato all’unità coronarica, ove ha fatto una serie di accertamenti prima di essere dimesso e alla fine è stato finalmente associato al carcere di Ravenna. Il fermo è stata, insomma, la sua salvezza.

Il fermo non è stato convalidato dal gip, Dott. Janos Barlotti, perchè non ha ravvisato il pericolo di fuga pur essendo senza fissa dimora, ma ha disposto il carcere.