Rt a 1,05 (dato nazionale a 0,99): da domenica chiusi bar e ristoranti. Polemica Confcommercio, e il presidente Bonaccini propone una zona unica nazionale con maggiori restrizioni per qualche settimana

Il pericolo zona arancione diventa realtà per l’Emilia-Romagna, che da domenica tornerà zona arancione insieme a Campania e Molise. Manca solo la firma sul decreto da parte del Ministro della salute, Roberto Speranza, ma i dati forniti dall’Istituto superiore di sanità hanno evidenziato un indice Rt che ha superato la fatidica quota di 1 e si è assestato a 1,05 (mentre il dato nazionale resta in bilico a 0,99). Da domenica, quindi, e per almeno due settimane, bar e ristoranti dovranno tornare chiusi.

L’intervento del presidente Bonaccini

Dopo i dubbi già espressi dall’assessore Donini sul sistema dei colori, ieri sera, durante il suo intervento alla trasmissione Piazza Pulita, su La7, il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini, aveva rincarato la dose sostenendo come “il governo dovrebbe porsi questa domanda: non conviene forse due o tre settimane non dico di lockdown totale come l’abbiamo conosciuto, ma magari un arancione?. E’ una domanda che dovremo farci nelle prossime ore”.

La critica di Confcommercio

Ma le polemiche non si sono fermate a ieri. Già prima dell’annuncio, infatti, in una nota diffusa nel pomeriggio, Confcommercio Ravenna aveva criticato l’ipotesi di un ritorno in zona arancione.

“Sin dall’inizio della pandemia – scrive l’associazione -, il criterio legato alla definizione di restrizioni, sia di spostamenti che per le attività economiche, è stato sempre ancorato principalmente alla pressione ospedaliera legata ai reparti covid e di terapia intensiva. Per questa motivazione, fra la prima e la seconda ondata, si sono fatti investimenti importanti, e in particolare nella Regione Emilia-Romagna, per aumentare la capacità ricettiva e di servizio per i malati di Covid.

Nei successivi DPCM sono stati individuati come parametri fondamentali di soglia d’allarme: il 30% di occupazione per le terapie intensive e il 40% di occupazione per i posti covid ospedalieri.

Partendo da questi presupposti, si è anche definito che le scelte legate alle restrizioni tra i diversi livelli di colore dipendevano dall’impatto che l’apertura o la chiusura di certe attività economiche avevano sugli andamenti epidemiologici e dei ricoveri.

E’ cosa risaputa l’estrema complessità di analisi dei 21 parametri che vanno a determinare le scelte di inserire le varie Regioni in una zona di un colore piuttosto che di un altro.

E’ anche noto che la sostanziale differenza fra la zona gialla e la zona arancione è data dall’impossibilità di muoversi fra Comuni e dalla chiusura imposta ai pubblici esercizi.

Ebbene… in data lunedì 1 febbraio 2021, per l’Emilia-Romagna primo giorno di passaggio in zona gialla dopo un periodo in zona arancione, i dati ufficiali davano:

  • 207   posti in terapia intensiva su 757 (pari al 27%)*
  • 2181 posti occupati in reparti covid su 6126 (pari al 36%)*

A quasi tre settimane di zona gialla e di apertura dei pubblici esercizi, i dati al 18 febbraio 2021 sono i seguenti:

  • 181 posti in terapia intensiva su 757 (pari al 24%)*
  • 1890 posti occupati in reparti covid su 6126 (pari al 31%)*

Dopo quasi tre settimane di riapertura dei pubblici esercizi sono sensibilmente calati sia i posti occupati in terapia intensiva sia quelli in reparti COVID.

Ci spiegate perché dovremmo andare in zona arancione?”