Operai Mecnavi
Operai Mecnavi

13 lavoratori persero la vita mentre stavano lavorando a bordo della nave Elisabetta Montanari

Le ACLI ricordano, con una Santa Messa la tragedia della Mecnavi dove 13 lavoratori persero la vita mentre stavano lavorando a bordo della nave Elisabetta Montanari. La S. Messa sarà celebrata dal Parroco Padre Don Giancarlo, sabato 13 marzo 2021 alle ore 16,30 presso la Parrocchia S. Stefano Ravenna e che verrà trasmessa anche su Facebook.
Monsignor Ersilio Tonini, l’allora arcivescovo di Ravenna, nell’omelia funebre che si tenne in Duomo tre giorni dopo, usò frasi severe: “Fossero andati i genitori a visitare quei cunicoli avrebbero detto: ‘no, figlio mio! Meglio povero, ma con noi!’ Avrebbero avvertito l’umiliazione spaventosa, la disumana umiliazione. Un ragazzo di 17-18 anni che è costretto a passare dieci ore in cunicoli dove – posso dire la parola? Non vorrei scandalizzare – dove possono vivere e camminare solo i topi! Uomini e topi! Parola dura, detta da un vescovo all’altare: eppure deve essere detta, perché mai gli uomini debbano essere ridotti a topi!”.

La tragedia

“La nave ‘Elisabetta Montanari’ – scrive in una nota ACLI -, era adibita al trasporto di gpl e, per normali attività di manutenzione, si trovava nei cantieri Mecnavi srl del porto di Ravenna. Alcune lamiere del doppiofondo, destinato a ospitare il combustibile presentavano un avanzato stato di corrosione e dovevano essere sostituite. I doppifondi dovevano essere bonificati, eliminando il materiale infiammabile, prima di procedere al taglio delle lamiere usurate e alla loro sostituzione.

La fiammata, improvvisa, alle 9,05. Il carpentiere si rese conto immediatamente del principio d’incendio. Tentò di soffocarlo con i propri guanti da carpentiere e con gli stracci di cui disponeva per pulirsi le mani. A questo punto un altro carpentiere, scavalcò la sella che lo separava dal collega per aiutarlo. Ma il calore della fiamma aveva, intanto, provocato lo scioglimento del catrame che cadendogli sopra l’ha alimentata al punto che non riescono a spegnere l’incendio. Poco dopo, una fiammata incendia il rivestimento del serbatoio sviluppando una notevole quantità di fumo e gas tossici, come ossido di carbonio e acido cianidrico, letale in pochissimo tempo.

A causa del buio, non tutti gli operai riuscirono a ritrovare le strette botole che li avrebbero riportati all’aperto. Morirono soffocati”.

Ricordiamo i nomi

ACLI prosegue la nota ricordando i nomi degli operai: “Filippo Argnani, 39 anni, cassintegrato di un’industria metalmeccanica di Alfonsine, da un paio di settimane lavorava, in nero, nel cantiere e non era l’unico; Marcello Cacciatore, di 23 anni di Cervia; Alessandro Centioni di Bertinoro, sopra Forlì, un ragazzo di ventuno anni; Gianni Cortini, che aveva 21 anni, di Ravenna, al suo primo giorno di lavoro; Massimo Foschi, 36 anni di Cervia; Marco Gaudenzi, il più giovane nemmeno diciottenne, veniva da Bertinoro sulla collina forlivese, come Domenico Lapolla, 25 anni; Mohammed Mosad, egiziano di 36 anni, che viveva a Marina di Ravenna; Vincenzo Padua, 59 anni, a pochi mesi dalla pensione, residente nel ravennate figurava come dipendente Mecnavi; Onofrio Piegari, 19 anni anch’egli di Bertinoro; Massimo Romeo, 24 anni, al primo giorno di lavoro; Antonio Sansovini, 29 anni, fratello minore del titolare di una delle ditte subappaltatrici; Paolo Seconi, 23 anni, al suo primo giorno di lavoro, di Ravenna”.

Leggi anche: