Interrogazione al Sindaco da parte del capogruppo di Lista per Ravenna

Il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, lancia un interrogazione al Sindaco di Ravenna in relazione ad alcuni fatti di cronaca legati a un grattacielo popolare di via Dorese.

Nel testo Ancisi riporta in sintesi un comunicato della Polizia di Stato (https://questure.poliziadistato.it/it/Ravenna/articolo/2009604b1395b3c2b054046848), in cui si legge: “Verso le 21.30 di ieri 10 marzo scorso, una Volante della Questura di Ravenna è intervenuta presso un’abitazione di via Dorese, per la segnalazione di una lite. Sul posto i poliziotti hanno identificato due uomini, che presentavano lievi ferite alle mani verosimilmente prodotte da arma da taglio, conseguenza di una lite per futili motivi: uno di loro 35enne cittadino tunisino, pregiudicato per reati inerenti gli stupefacenti e le norme sull’immigrazione; l’altro cittadino tunisino di 49 anni, pregiudicato per reati inerenti le droghe e le leggi sull’immigrazione, richiedente la Protezione Internazionale. Entrambi sono stati medicati presso il locale pronto soccorso dal quale sono stati dimessi con prognosi di tre e cinque giorni. Pertanto, sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per il reato di lesioni aggravate”.

“Le chiamate della polizia per problemi di ordine pubblico sono della massima frequenza in questo edificio – sottolinea il capogruppo di LpR -. Domenica scorsa ne è stata evitata a malapena un’altra, quando due persone ivi alloggiate, in preda a qualche alterazione, si sono messe a suonare i campanelli dei primi tre piani tra l’una e mezza e le tre di  notte, chiedendo a chi rispondeva “se aveva della roba”. È finita con qualche reazione robusta, che pochi degli affittuari non problematici possono permettersi, specie a quell’ora. L’abitazione in questione è situata al 3° piano del grattacielo di via Dorese 75, proprietà pubblica di ACER, composta da 56 alloggi, 14 dei quali monolocali riservati ad occupazioni precarie”.

Lista per Ravenna riporta quindi un’invocazione di aiuto ad opera dei residenti raggruppati:

“Con la presente intendiamo richiamare il vostro interesse su alcune gravi angosce che insistono sul nostro palazzone, compromettendo la serenità delle famiglie affittuarie delle case popolari. Quello del 10 marzo è solo uno degli episodi cruenti e agghiaccianti che si consumano in questo edificio densamente abitato, dove vivono anche dei minori, diversi dei quali custoditi dai nonni. I controlli lasciano molto a desiderare. Nel via vai di alloggianti ed ospiti occasionali, anche abusivi, tra questi anche privi di permessi di soggiorno, chi se ne esce lascia spesso porte, luci, ascensori, ecc. rotti. Il conto è posto a carico di tutti i condòmini onesti. Puntualmente si rinvengono ovunque deiezioni umane delle due specie. Noi residenti stabili siamo impotenti, in ostaggio a questa gente, anche con pendenze legali, che viene qui domiciliata per la fruibilità dei monolocali. Più volte le nostre costrizioni e il nostro malessere sono stati fatti presenti ad ACER, senza alcun risultato che non sia la solita irridente risposta: ‘Queste sono case popolari’. Noi non riusciamo più a sopportare tutto questo, tanto più in una situazione emergenziale come quella in corso”.

“Il fenomeno è ben noto da lungo tempo alla città – aggiunge Ancisi – e sopportato tristemente dal quartiere, in particolare da chi abita al n.73, altra casa popolare di quattro piani meglio frequentata, o nelle sette villette abbinate, dove vivono anche personalità di spicco del mondo politico e professionale ravennate, diversi dei quali della sanità pubblica. Tutti fortemente disturbati nella loro quiete familiare dai fatti e misfatti che si ripetono assiduamente al n. 75, con l’inevitabile clamore delle forze di polizia che via via intervengono”.

Le richieste

“Le parole possono essere solo di sdegno – prosegue Ancisi, che elenca le sue richieste –. Il rimedio non sta soltanto in provvedimenti una tantum, dei quali peraltro non si vede traccia, quanto in una soluzione strutturata che organizzi le assegnazioni di alloggio a persone non raccomandabili diversamente dal confinamento in questa specie di ghetto in altezza qual è cronicamente diventato via Dorese 75: qui vorrebbero vivere in libertà, tranquillità e decenza, come loro diritto, famiglie umili e probe che non hanno neppure le risorse per cercar casa altrove.

  1. Occorre un approfondimento dello stato di fatto, in base anche alla fitta casistica degli episodi che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, da cui non solo ACER, quanto il Comune di Ravenna, i servizi sociali e la Prefettura stessa in coordinamento, traggano gli elementi per far fronte in modo più consono e socialmente sostenibile alle esigenze di alloggiamento precario delle persone che possono produrre sofferenza all’ordine pubblico e alla civile convivenza.
  2. Ad Acer spetta comunque, fin da subito:
    • controllare seriamente e costantemente che nessun intruso sia ospitato in alcun appartamento di questo palazzo popolare,
    • prendere provvedimenti severi, come da regolamento comunale e/o di condominio, verso chi offre ospitalità indebita,
    • assumere a proprio carico, finché perduri l’inadeguata o assente azione di vigilanza, i danni all’immobile non addebitabili ad alcun inquilino regolare rispettoso delle norme.

Interrogo dunque il sindaco, con particolare riferimento agli indirizzi proposti ai punti 1 e 2 di cui sopra, per conoscere se e come intende corrispondere alla suddetta invocazione di aiuto che viene dai residenti di via Dorese 75 e dintorni usi a convivere civilmente”.