Al parco intitolato ai magistrati Falcone e Borsellino moltissime persone, fra cui anche il procuratore capo di Ravenna Daniele Barberini

Anche il procuratore capo di Ravenna Daniele Barberini e il vicario del Prefetto Nazzareno De Franco, hanno preso parte ieri, domenica 23 maggio, presso il parco Falcone e Borsellino di Russi, al ricordo nel ventinovesimo anniversario delle stragi che uccisero i due magistrati e le rispettive scorte. Il sindaco di Russi Valentina Palli accompagnata da alcuni assessori e consiglieri comunali, dopo aver osservato un minuto di silenzio alle 17,57 ha deposto una corona di fiori al monumento intitolato ai due magistrati, inaugurato nel 1993 dal dottor Antonino Capponnetto e all’allora sindaco Daniele Bolognesi. “Vi ringrazio per avere deciso di partecipare a questa iniziativa – ha dichiarato il primo cittadino di Russi – la Vostra presenza oggi è simbolo di adesione autentica ai principi che ci uniscono nella memoria di Falcone e Borsellino e parimenti richiamo delle Istituzioni tutte al rispetto dei valori della Legalità. Era il 19 maggio 1993 quando il Dottor Antonino Capponnetto venne, unitamente all’Amministrazione allora guidata dal Sindaco Daniele Bolognesi, in questo stesso parco, ad inaugurare il monumento in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sono passati 28 anni da allora. All’epoca io avevo 8 anni. Otto anni sono pochi per comprendere a pieno certe esperienze, l’importanza di quelli che furono i volti e le storie dei protagonisti della lotta alla mafia nel nostro Paese. Eppure ricordo ancora con estrema lucidità i due momenti tragici che occorsero l’anno precedente. Il 23 maggio 1992, nei pressi di Capaci, il Magistrato Giovanni Falcone è alla guida dell’auto blindata, di ritorno da Roma. Cinquecento chili di tritolo; un attentato vile e vigliacco lo uccide. Muoiono con lui sua moglie, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e tre agenti della sua scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. 500 chili di tritolo. Un messaggio che Cosa Nostra invia all’Italia intera.

Strappa a chi abbia a cuore le sorti di questo nostro meraviglioso Paese, un Magistrato che ha fatto della lotta alla mafia – al sistema di potere criminale, dei soprusi, delle violenze – il destino della sua intera vita. Ho vivo il ricordo del silenzio incredulo, doloroso, inerme, che calò in casa mia appena i telegiornali iniziarono a tramettere la notizia dell’attentato. Alle 17.57 di quel maledetto 23 maggio, 500 chili di tritolo toglievano all’Italia un esempio, un simbolo, un guerriero.

Pochi mesi dopo, in via D’Amelio, il 19 luglio, è una domenica e il Magistrato Paolo Borsellino decide di fare visita a sua madre e a sua sorella. Alle 16.59 una Fiat 126 armata con 90 chili di esplosivo, uccide Paolo Borsellino e i 5 agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina. Di nuovo il silenzio più assordante. Un nuovo messaggio, una ripetuta tragedia senza fine. Oggi siamo qui, in questo 23 maggio 2021, 29 anni dopo quelle stragi, a ricordarci e ricordare le parole di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, perché “gli uomini passano, le idee restano”, come diceva Falcone.

Le idee, la loro forza, il loro vigore: le sentiremo vibrare forti, tra poco, nelle parole delle Faville, in particolare Lucia Sassi, Laura Dalla Valle e Jacta Gori, e nella musica di Isotta e di Settimio Contri, a tutti loro non posso tacere un ringraziamento autentico e sincero per avere scelto di accompagnarci con le parole e la musica, oggi pomeriggio.

Se dunque è vero che la mafia ci ha strappato gli Uomini è altrettanto vero che non riuscirà a strapparci il valore dell’esempio, del simbolo, delle idee che quegli Eroi ci hanno trasmesso”