Giovanni Morgese neo responsabile del Nuovo Sindacato Carabinieri per l'Emilia Romagna

Le nuove nomine espresse dal consiglio direttivo

Il Nuovo sindacato carabinieri nomina il neo responsabile del Sindacato per l’Emilia Romagna: “Si tratta – riferisce Zetti, Segretario Generale Nazionale -, di Giovanni Morgese, neo Segretario Generale Emilia Romagna, ravennate, che succede al modenese Armando De Angelis, ora in organico alla Segreteria Nazionale”.

Nella stessa sessione sono state ratificate le nuove nomine espresse dal consiglio direttivo N.S.C. E.R.:

– Antonio Loparco, promosso a Segretario regionale;

– Damiano Benatti che assume invece il ruolo di Segretario Provinciale di Modena;

– Vincenzo Berna che assume il ruolo di dirigente della sezione di Faenza.

Morgese, nel ringraziare la fiducia espressa dalla Segreteria Nazionale invita i colleghi ad iscriversi al Nuovo Sindacato Carabinieri, unica realtà ad avere un Presidente donna, Monica Giorgi, fortemente impegnata per garantire parità di genere e il rispetto delle norme a tutela della genitorialitá di colleghi e della società in cui opera come maresciallo dei Carabinieri. Di oggi il quesito formulato dal Presidente Giorgi:

“L’esonero dalla sovrapposizione completa dei turni tra coniugi viene realmente garantito?”

E a seguito di questo studio la Segreteria Nazionale NSC ha scritto al Comando Generale una nota finalizzata a mettere in luce una problematica ben nota a molte coppie di colleghi con figli fino a 6 anni di età, segnalataci dai nostri iscritti: l’impossibilità di vedersi realmente garantito l’esonero dalla sovrapposizione completa tra loro dell’orario di servizio. Esiste infatti un annesso della Pubblicazione C14 al quale molti comandanti farebbero riferimento per rendere comunque possibile la sovrapposizione dei turni tra i coniugi invalidando quanto disposto dalle disposizioni legislative in materia di pari opportunità.

È curioso notare come in una Pubblicazione che recepisce le leggi in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità si debba riscontrare l’esistenza di un’aggiunta elaborata dall’Arma (l’annesso A, paragrafo a) che anziché agevolare la vita dei giovani genitori, la complica, facendo conseguentemente venire meno il fine per il quale sono state elaborate certe norme, ovvero tutelare la genitorialità.

“Grazie” a questo molti coniugi si sono trovati, per assurdo, ad effettuare rispettivamente turni come 12:00/18:00 e 14:00/20:00 quando per “divieto di sovrapposizione dei turni” dovrebbe intendersi l’obbligo, per l’ufficio, di non impiegare i dipendenti nello stesso arco temporale. Non solo: ciò dovrebbe implicare che nell’ambito operativo del divieto in argomento non dovrebbe altresì rientrare la coincidenza dell’inizio di un turno di un coniuge con la fine del turno dell’altro.

“La normativa è chiara – riferisce Zetti -: concede l’esonero completo della sovrapposizione dei turni dell’orario di servizio. Detto esonero, se venisse applicato in linea con lo scopo per cui è stato creato, permetterebbe ai genitori di evitare ad un bambino di pochi mesi (alla luce della durata dei periodi previsti in materia di congedo di maternità obbligatorio) un precoce e poco sano distacco dagli affetti familiari. Difatti, per poter conciliare lavoro e famiglia i coniugi dovranno inevitabilmente rivolgersi ad aiuti esterni al nucleo familiare. E tale circostanza mal si concilia con i servizi offerti nel nostro Paese in materia di nidi d’infanzia, nei quali raramente vi è la disponibilità ad accogliere neonati al di sotto dei nove o dei dodici mesi di vita.

Come se non bastasse, nel visionare le circolari esplicative sull’argomento prodotte dalla Polizia di Stato, consultabili sul sito www.poliziadistato.it, è curioso notare l’assenza di “annessi” dai contenuti analoghi a quelli di cui alla lettera A della Pubblicazione C14 dell’Arma.

Come Sindacato siamo fermamente convinti che entrambi i genitori debbano essere messi nelle condizioni di poter conciliare le esigenze familiari con il lavoro, in ossequio ai principi costituzionali e comunitari. Lo riteniamo un fattore concretamente in grado di contribuire al benessere del personale ed al miglioramento della qualità della vita degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri. E le criticità che abbiamo evidenziato mal si conciliano con l’effettiva tutela di questi diritti”.