Chiesto un intervento del dirigente del SUAP – Sportello Unico per le Attività Produttive

Nuova diffida parte di Alvaro Ancisi sulla gestione alberghiera di Villa Marina. Dopo quella del 12 maggio al Sindaco, questa volta il capogruppo di Lista per Ravenna – Polo civico popolare, si rivolge al dirigente del SUAP perchè “[…]accerti, come già riscontrò la Polizia locale, se nella RTA Villa Marina ‘difettino a tutt’oggi, in particolare’, oltre alle ‘dotazioni minime comuni per poter realizzare la gestione unitaria’ e ai ‘servizi minimi (bar/ristorante, ecc.) conformi e coerenti con la classificazione tre stelle’, anche e soprattutto ‘la disponibilità, da parte del gestore, delle unità immobiliari sulla base di regolari contratti’. In caso negativo adotti gli atti risolutivi dello stato di grave irregolarità in cui versa la RTA”.

La diffida, prodotta lo scorso 14 ottobre in particolare a norma degli articoli 1 e 2 della legge 241 del 1990 e 328 del codice penale, è stata inviata per conoscenza – oltreché alla Procura della Repubblica – al sindaco, con riferimento ai doveri di vigilanza connessi alla sua qualità di organo responsabile dell’amministrazione del Comune.

La prima diffida al Sindaco

Ancisi ricorda inoltre come il 12 maggio 2021, aveva trasmesso al sindaco di Ravenna un’altra “Diffida ad imporre la regolarità nella gestione alberghiera di Villa Marina”, edificio posto sul lungomare di Marina di Ravenna nell’immobile ristrutturato dell’ex colonia della Croce Rossa Italiana.

Questa la premessa: “Oggi, trascorse 14 stagioni balneari ed essendo alle porte la 15.a, dopo infinite contestazioni e liti, interne alla gestione e alle proprietà, o con l’amministrazione comunale, nonché vicende giudiziarie senza fine, civili o penali, si può dire che Villa Marina non è mai stata una vera RTA (Residenza Turistica Alberghiera), tollerata troppo a lungo, pur essendo fuori legge, dall’amministrazione comunale. Certamente non lo è più ora, come riconosciuto dalla stessa Polizia Locale nella relazione del 16 dicembre 2020, ove ha accertato come difettino a tutt’oggi, in particolare:le dotazioni minime comuni per poter realizzare la gestione unitaria;i servizi minimi (bar/ristorante, ecc.) conformi e coerenti con la classificazione tre stelle;la disponibilità, da parte del gestore, delle unità immobiliari sulla base di regolari contratti (ad oggi mancano i contratti, il gestore propone modelli contrattuali illeciti/nulli perché in violazione di norme di legge e di quelle prodotte dalla Giunta regionale […].Essendo imminente l’arrivo della nuova stagione turistica, col rischio che permanesse insopportabilmente uno stato di abusività nel complesso alberghiero, diffidai il sindaco “ad operare, con iniziative seriamente adeguate, affinché vi si ponga termine rapidamente, confidando peraltro in una soluzione strutturale della questione quindicennale di cui sopra che possa definirsi risolutiva. Il sindaco rispose il 31 maggio 2023 comunicandomi che era “stato richiesto agli uffici interessati di effettuare gli accertamenti di competenza […]”.

Lo stesso leader di Lista per Ravenna sottolinea come l’ufficio principalmente interessato a corrispondere alla richiesta del sindaco sia senza dubbio il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), il quale tuttavia, passata tutta l’estate e giunti al 14 ottobre, non aveva portato a compimento nessuno degli “accertamenti di competenza” richiesti dal sindaco. Avendo richiesto al gestore della RTA la necessaria documentazione circa i contratti stipulati coi 135 proprietari dei 157 appartamenti, primo passo indispensabile per verificare se la gestione alberghiera dell’immobile fosse unitaria e in regola, il SUAP aveva ricevuto per 30 proprietari solo le richieste di registrazione dei contratti presso l’Agenzia delle Entrate, non già i contratti; per altri 37 solo le email con cui veniva loro proposto il contratto di affidamento dei propri appartamenti per il 2021; per gli altri 68 nulla di nulla. Il 14 settembre aveva dunque chiesto al gestore “copia di almeno uno dei contratti registrati presso l’Agenzia delle Entrate e copia del contratto proposto e allegato alle email sopracitate”, nonché “di fornire spiegazioni circa i 68 proprietari che non sono ricompresi né fra quelli ai quali è stata inviata la proposta di contratto né fra quelli firmatari”.