La denuncia di Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna – Polo civico popolare, che chiede al Comune di mettere a disposizione di Hera in tempo reale i dati dell’anagrafe

“Nella giungla delle vessazioni con cui vengono trattati i piccoli onesti contribuenti che pagano regolarmente i tributi comunali succede che, se una persona lascia libero l’appartamento in cui abita, senza darne documentazione al Comune, il Comune stesso, pur ben informato dalla propria Anagrafe, continua a fargli pagare la TARI come se fosse abitato da sei persone”.

Questa l’accusa lanciata da Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna – Polo civico popolare, che sul tema propone un’interrogazione question time al sindaco di Ravenna.

“Sulla gestione rifiuti – scrive Ancisi -, compreso il pagamento della TARI, HERA opera come se fosse il Comune, per conto del quale agisce. Il caso è di una signora anziana deceduta il 10 aprile 2021, che viveva sola nel proprio alloggio, in cui nessuno è subentrato. A suo nome è pervenuta alla figlia una bolletta TARI da 314 euro per il 2021, calcolata per un abitante di quell’alloggio fino al giorno in cui l’anziana è morta e per sei abitanti, anziché nessuno, dal giorno dopo fino al 31 dicembre. La bolletta giusta avrebbe dovuto essere di un centinaio di euro.

Il regolamento comunale TARI stabilisce (art. 15, comma 4) che per la quota variabile di questa tariffa ‘il numero degli occupanti è quello del nucleo familiare risultante all’Anagrafe del Comune’: Anagrafe tenuta a registrare i decessi dei propri iscritti, come pure il subentro nel loro alloggio di nuovi residenti, che in questo caso non c’è stato. Oltretutto, la figlia aveva subito inviato ad Hera la richiesta, adeguatamente documentata, che i pagamenti fossero indirizzati a suo nome. Quindi, anche Hera sapeva”.

Ancisi prova poi a spiegare l’accaduto: “Il cambiamento del numero degli occupanti di un’abitazione agli effetti TARI può avvenire, dice la stessa norma, solo dietro ‘documentata dichiarazione dell’utente’, come se il Comune non fosse il più diretto e accreditato conoscitore dell’accaduto tramite l’ Anagrafe. Nella sostanza, avrebbe dovuto essere la figlia a documentare ad Hera che l’appartamento non era più abitato, anche se l’aveva già fatto con la richiesta di intestare a lei dei pagamenti. La conseguenza di un cambiamento nel numero degli occupanti di un’abitazione senza ‘documentata dichiarazione dell’utente’ è che viene applicato in automatico il numero massimo, pari a 6. Con questo metodo, un’abitazione vuota di 100 metri quadrati produrrebbe rifiuti come una villa abitata di 300.

Si tratta comunque di una situazione fuori legge, prima che insensata, perché dal 1° gennaio 2012 ogni pubblica amministrazione o azienda che gestisce servizi pubblici (com’è Hera in questo caso), non può richiedere a nessuno documenti che siano in suo possesso (o addirittura in possesso di altra amministrazione pubblica, a cui deve richiederli essa stessa)”.

“Ma c’è di peggio e di più frequente – incalza Ancisi -. La già citata norma regolamentare continua così: ‘Su istanza degli interessati, comprovata da idonea documentazione, […] sono esclusi dal computo degli occupanti, limitatamente al periodo di non occupazione dei locali, le persone che, per un periodo complessivo non inferiore a 120 giorni per anno solare […] sono ricoverate in ospedali, case di cura o centri di assistenza; qualora le esclusioni comportino l’azzeramento del numero degli occupanti, si applica la sola parte fissa’ (cioè nessun occupante). Per la stessa stortura di cui sopra, si è dunque verificato che persone anziane o invalide o non autosufficienti costrette a ricoverarsi lasciando vuoto l’appartamento occupato solo da loro, hanno ricevuto anch’esse, non essendo state in grado o capaci di darne comunicazione al Comune ‘comprovata da idonea documentazione’, bollette TARI per la loro sola persona fino al giorno prima del trasferimento presso una struttura residenziale pubblica registrato debitamente all’Anagrafe comunale, e dal giorno dopo per sei persone. Il caso di questo genere, particolarmente odioso, capitato ad un’altra anziana per un cifra di 383 euro, è anch’esso sotto i nostri occhi. Ma ne sono successi altri”.

“Senza tanti giri di parola – conclude -, la domanda che pongo al sindaco è la seguente, già altre volte avanzata. Cosa costa al Comune, rispettando almeno la legge sulla decertificazione n. 103 del 2011, disporre, imperando l’epoca della digitalizzazione spinta, che tutti i dati in possesso dell’anagrafe comunale, variazioni comprese, siano messi a disposizione di Hera in tempo reale? In tal modo si eviterà che ne siano imposte richieste di documentazione agli utenti di qualunque servizio comunale di cui Hera è gestore, senza continuare ad affliggere soprattutto le persone deboli e indifese, spesso afflitte anche da problemi economici”.