Porta Teguriense (foto dalla pagina Facebook del sindaco Michele de Pascale)

Dei circa 5 chilometri che costituivano il circuito murario della città, attualmente restano visibili circa 2.500 metri di antiche mura e sei porte

Si sono conclusi i lavori di riqualificazione di Porta Teguriense, un manufatto storico di epoca tardo antica posto lungo il tratto di mura cittadine che va da Porta Adriana a Porta Serrata, nell’area verde in via Mura di San Vitale dedicata a Teresa Gamba Guiccioli. L’intervento di recupero, del valore di circa 165.000 euro, è stato finanziato per metà dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e per l’altra metà dal Comune.

L’inaugurazione è avvenuta questa mattina alla presenza del sindaco Michele de Pascale, del presidente del Gruppo La Cassa di Ravenna Antonio Patuelli, del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Ernesto Giuseppe Alfieri, della soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio Federica Gonzato, dell’architetto Emilio Roberto Agostinelli, dell’archeologo Massimo Sericola e della direttrice del Museo Nazionale di Ravenna Emanuela Fiori.

L’intervento, finalizzato alla valorizzazione e al restauro della porta, nonché al recupero e al consolidamento della porzione di mura di cui fa parte, si inserisce in una politica di tutela e riqualificazione del circuito murario della città, attuata da anni dall’Amministrazione comunale. I lavori sono stati eseguiti dalla cooperativa Ediltecnica previe indagini archeologiche stratigrafiche e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna.

Si è proceduto in primo luogo alla rimozione della copertura provvisoria in legno che era stata installata a protezione del bene, potendo a questo punto distinguere le varie fasi costruttive la cui traccia era visibile nella tessitura muraria. Sono state quindi rimosse le porzioni cementizie incongrue e le parti laterizie di epoca tardo moderna e contemporanea, così da mettere in risalto l’opera. È stato eseguito un rinforzo statico degli archi mentre i paramenti murari sono stati interessati da un intervento di pulizia, diserbo e consolidamento nonché da interventi di “cuci-scuci” laddove ritenuto necessario. L’interno della porta è stato ripulito e bonificato.

Da ultimo, è stata realizzata una passerella pedonale che collega il giardino Teresa Gamba alla porzione di mura che va da via San Vitale a Largo Giustiniano e che consentirà, nel tratto centrale, di poter osservare l’antica porta da un punto di vista privilegiato. Questo stralcio si inserisce in un più vasto programma di valorizzazione della cinta muraria della città che vede come prossimo intervento il restauro del Torrione della Polveriera, di cui è già stato approvato il progetto esecutivo.

Porta Teguriense. Grazie agli studi archeologici e alle numerose testimonianze si può affermare che Porta Teguriense fu costruita in epoca tardo antica lungo il tracciato nord-occidentale delle mura della città e rimaneggiata nei secoli successivi. Della fase più antica, datata tra il V e il IX secolo, rimangono tracce dell’arco esterno in direzione ovest, i resti dei bastioni ai due lati e la scarpa del torrione quadrangolare verso via San Vitale. La Porta prende il nome dal fiume Tegurio che scorreva a nord di Ravenna e fungeva da principale accesso alla zona monumentale e religiosa della città, inizialmente costruita extramoenia dall’Oppidum Romano. Fonti storiche e leggendarie riconoscono proprio nella Porta Teguriense (o anche citata come Porta S. Vitale o Porta di Odoacre) il luogo di passaggio dell’esercito degli Eruli, sotto la guida del loro comandante Odoacre, che il 2 settembre del 476 dopo Cristo entrò a Ravenna mettendo a sacco la città e conquistandola. Alcuni giorni dopo, l’Imperatore romano d’Occidente Romolo Augusto abdicò a favore di Odoacre, ponendo termine così ad oltre 1200 anni di dominio romano in Italia: la cosiddetta caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Le mura di Ravenna. Il primo perimetro, costruito durante il conflitto con Annibale riprendendo la forma dell’oppidum romano, risale all’epoca repubblicana (fine III secolo avanti Cristo). Quando nel 402 dopo Cristo Ravenna divenne capitale dell’Impero Romano d’Occidente, l’imperatore Onorio si diede da fare per ampliare ulteriormente il circuito murario, sacrificando gran parte di quello repubblicano. Per secoli le mura cittadine svolsero una funzione di difesa non solo dagli eserciti nemici ma anche dai banditi e, anche se con minore efficacia, dalle inondazioni dei fiumi Ronco e Montone, prima che nel 1735 venissero incanalati in un nuovo letto, contribuendo così alla formazione dei Fiumi Uniti. Gli ultimi lavori di riparazione della cinta muraria avvennero intorno agli anni 1778-1795 quando con l’epoca moderna cmbiò il concetto di difesa e le mura assunsero la funzione di cinta daziaria. I primi smantellamenti avvennero a seguito della realizzazione delle opere ferroviarie nel 1863. Seguirono poi le demolizioni effettuate negli anni 1920–1921, in concomitanza con la costruzione del primo Foro Boario, quando scomparve l’intero tratto dalla chiesa del Torrione a Porta Adriana e successivamente quello tra Porta Gaza e Porta S. Mamante. Fino agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, l’attività edilizia e la stessa disciplina urbanistica non hanno prestato le necessarie attenzioni all’antico tracciato murario, consentendo edificazioni in fregio e soprastanti alle mura, fatto che ha causato, insieme agli eventi bellici, la perdita di altri tratti oggi non più visibili o interclusi fra edifici e aree private.

Dei circa 5 chilometri che costituivano il circuito murario di massima espansione della città, attualmente restano visibili circa 2.500 metri di antiche mura e sei porte, per le quali è attiva già da anni una politica di tutela e riqualificazione.