In piazza del Popolo presidio della Rete a tutela dei daini di Classe e Volano

Organizzato dalla Rete a tutela dei daini di Classe e Volano

Si è tenuto ieri, sabato 10 settembre, dalle 18 alle 20 in Piazza del Popolo a Ravenna, il presidio e la raccolta firme organizzati dalla Rete a tutela dei daini di Classe e Volano.

Di seguito la nota in cui vengono elencate le motivazioni che hanno portato al presidio: “Apprezzamento per l’intervento della LAV di questi giorni sui daini della Pineta di Classe e di Lido di Volano, tuttavia con qualche doverosa precisazione – esordisce la Rete a tutela dei daini di Classe e Volano -. Purtroppo, diversamente da quanto riportato, non è vero che “la Regione Emilia-Romagna ha attivato nel tempo numerose misure di prevenzione”, anzi è vero l’opposto, la Regione Emilia-Romagna non ha attivato, nei confronti dei due nuclei di popolazione di daini nessuna delle misure già sperimentate altrove con successo (province di Piacenza, Reggio Emilia e più recentemente Savona) in termini di prevenzione dei rischi legati all’incidentalità stradale, quali barriere, recinzioni, pannelli, dissuasori fissi, dissuasori elettronici acustico/visivi, attraversamenti verdi dedicati e nemmeno misure ai fini della riduzione dei danni alle colture agricole (comunque non significativi) e dei presunti danni alla biodiversità.

Stupisce, inoltre, l’appello lanciato proprio da LAV con cui si chiede “che i cacciatori mettano mano ai loro portafogli per organizzare la messa in sicurezza degli animali e la loro sterilizzazione”. Sembra quasi si stia mettendo in discussione il principio fondamentale innovatore della legge 157 del 1992, cioè che essendo la fauna selvatica “patrimonio indisponibile dello Stato”, la caccia rappresenta di fatto una costante deroga al principio della indisponibilità, deroga che lo Stato può attuare nelle forme e nei limiti indicati dalla legge, attraverso il rilascio al cacciatore di una concessione.

In questo modo, si rischia di voler investire i cacciatori di ulteriori ruoli che non siano quelli previsti, appunto, dalle leggi nazionali e regionali e persino dagli statuti e dai regolamenti degli ATC. Le responsabilità della gestione (mancata o meno) della fauna selvatica nelle forme che siano quelle etiche ed ecologiche previste prioritariamente per legge è in capo alla Regione, e con essa le eventuali spese: troppo facile, per chi, dopo quasi otto anni non è stato in grado di cogliere il segnale di rinnovamento e di mutata coscienza di migliaia di cittadini mobilitati anche in queste settimane, scaricare su macelli o, nuovamente, come suggerisce LAV, sui cacciatori. I quali, a voler essere proprio precisi, ovunque si dicono contrari alle sterilizzazioni, essendo queste opposte ai propri interessi.

Ricordiamo, infine, che un progetto per la sterilizzazione dei daini era già presente nella delibera 140/2021 che destinava gli animali a zone di caccia ed allevamenti da carne: ma tale progetto, in fase di realizzazione “insieme alla Lav e al dipartimento di veterinaria dell’Università di Bologna” secondo le dichiarazioni dell’assessore Mammi (da articolo di stampa*),  a quanto risulta da documenti regionali, non è mai stato avviato.

Si può riconoscere alla LAV la buona fede e la comunità di intenti per salvare i daini di Classe e di Lido di Volano, ma proprio per questo è necessario evitare errori in questa lotta a favore dei daini e dell’ambiente che già è difficile e asimmetrica sul piano dei rapporti di forza” conclude la nota.