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“Totale assenza di effetti collaterali sull’esemplare e, rispetto alla sterilizzazione chirurgica, una minore spesa economica”

Dopo la presa di posizione dei comitati animalisti al Parco Teodorico di Ravenna e l’incidente fatale dovuto dall’investimento di un esemplare a Finale Emilia, la nutria (Myocaster coypu) torna protagonista delle prime pagine dei quotidiani.

Specie aliena invasiva che solamente nel 2014, ultimo anno di monitoraggio regionale sulla specie, ha causato un totale lordo di danni per 173.976,09 €, la nutria costituisce un grave problema per la stabilità idrogeologica del territorio e per la salvaguardia della biodiversità locale. Basti pensare che la sua adattabilità a diversi ambienti, l’elevato potenziale riproduttivo e la grande capacità di spostamento rendono la nutria una delle 100 peggiori specie aliene invasive al mondo e una delle 10 specie con il maggiore impatto sui servizi ecosistemici” esordisce Legambiente Emilia-Romagna in una nota. 

“Proprio per contrastare la sua espansione – continua -, la normativa europea ha introdotto diversi obblighi per i paesi membri, e l’Italia ha recentemente aggiornato il Piano nazionale di gestione della nutria confermando la necessità impellente di individuare una strategia di intervento coerente ed efficace, omogenea e coordinata sul territorio nazionale al fine di evitare difformità di azione a livello locale e fronteggiare i gravi danni e gli impatti provocati dalla nutria. La loro incontrollabile diffusione, infatti, è davanti agli occhi di tutti, così come, purtroppo, l’insufficienza dei metodi finora individuati dalla Legge per la riduzione della loro numerosità, sui quali vengono sollevate spesso comprensibili obiezioni di ordine etico”. 

“Sebbene anche il Piano regionale per il controllo della Nutria 2021-2026 ponga l’accento sulla preferenza di metodi non cruenti se disponibili, imponendo ad esempio il divieto sull’uso di veleni per la loro uccisione indiscriminata, il loro controllo tramite applicazioni di nuove tecniche è ancora sperimentale e perlopiù limitato a piccole aree circoscritte” sottolinea Legambiente che prosegue affermando che “Per colmare la necessità di metodi non cruenti e di strumenti più efficaci per contenere la diffusione della nutria, è in corso anche una sperimentazione del Dipartimento di Veterinaria di UNIBO nell’ambito del progetto europeo LIFE GREEN4BLUE, che tra gli altri interventi proposti con l’obiettivo di riqualificare gli habitat dei canali di pianura, propone il controllo di due specie aliene invasive molto presenti lungo i canali artificiali (nutria e gambero rosso della Louisiana) e con un impatto fortemente negativo sugli ecosistemi locali”.

Il progetto, di cui Legambiente Emilia-Romagna è partner insieme a Consorzio della Bonifica Renana (capofila) e Università di Bologna (DISTAL e DIMEVET) intende infatti contribuire al contenimento della nutria mediante la somministrazione dell’immunovaccino GonaConTM messo a punto National Wildlife Research Center negli USA, dove è già stato testato su altre specie con ottimi risultati. “Risultati su cui anche l’Italia pone solide speranze considerato che nel ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024’ il Ministero della Salute ha istituito un fondo con una dotazione di euro 500.000 per l’anno 2022 per l’introduzione in Italia del vaccino immuno-contraccettivo GonaCon – sottolinea Legambiente -. Il vaccino, la cui somministrazione agli esemplari selezionati da LIFE GREEN4BLUE per la sperimentazione sta per avere inizio proprio in questi mesi, ha il vantaggio della totale assenza di effetti collaterali sull’esemplare, che a parte la fertilità non risente di cambiamenti comportamentali tali da alterarne la natura e le relazioni con gli altri animali, e, rispetto alla sterilizzazione chirurgica, quello di una minore spesa economica. Un approccio ecologico, quindi, che sebbene non fornisca una soluzione pratica all’eradicazione della specie nutria (dichiarata impossibile in Italia come nel resto d’Europa), potrebbe integrarsi con altri metodi tradizionali di controllo della specie, contribuendo a mantenere basse le densità di popolazione”. 

“È quindi importante – conclude Legambiente Emilia-Romagna – che le amministrazioni e i cittadini siano in possesso delle giuste informazioni per mettere in campo i giusti comportamenti, nel rispetto dei regolamenti e delle leggi (le nutrie non sono animali che possono essere adottati e nutriti), e con la consapevolezza dell’importanza dei contesti naturali in cui vivono altre specie animali e vegetali autoctone che dalla presenza della nutria sono minacciate”.

I partner di LIFE GREEN4BLUE sono a disposizione di chiunque voglia approfondire il tema e invitano gli amministratori locali e i cittadini a condividere con loro le esperienze e le problematiche locali così da valutare la possibilità di esperienze pilota con l’immunovaccino anche sui loro territori. 

Info: www.lifegreenblue.eu

LIFE GREEN4BLUE è un progetto cofinanziato dal programma LIFE Nature and Biodiversity – LIFE18 NAT/IT/000946