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I presunti responsabili sono stati rinviati a giudizio per le ipotesi di sfruttamento dei lavoratori e intermediazione illecita di manodopera

“Operazione Spectrum”, questo il nome dell’articolata indagine sullo sfruttamento lavorativo approdata in giudizio, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dagli ispettori del lavoro di Ravenna, supportati da personale della locale Polizia di Stato.

La verifica, come si legge sul sito dell‘Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha avuto avvio dal controllo stradale della Polizia di due autovetture, guidate da due soggetti stranieri che avrebbero prelevato all’alba presso un centro di accoglienza i lavoratori extracomunitari, privi di documenti, e li avrebbero trasportati nei campi per la raccolta dell’uva in alcuni fondi agricoli della provincia ravennate.

Le operazioni ispettive sono proseguite in un vitigno, dove gli ispettori del lavoro e il personale della Polizia, sempre come si legge sul sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, hanno trovato in attività 10 operai di nazionalità afgana e bengalese, tutti richiedenti asilo, formalmente assunti da una ditta agricola intestata ad un cittadino extra-comunitario, ma, secondo quanto rinvenuto durante le indagini, utilizzati al 100% nella raccolta da un’azienda agricola italiana; gli accertamenti hanno anche evidenziato come uno degli operai fosse completamente “in nero”.

Nel corso delle indagini, si legge sul sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, gli ispettori accertavano che i lavoratori venivano pagati con una media di 5 euro in contanti all’ora, e in alcune circostanze uno dei presunti “caporali” tratteneva anche una quota dalla paga giornaliera.

Al termine delle complesse indagini che hanno interessato gli anni dal 2018 al 2020, i presunti “caporali”, per i quali sussiste la presunzione di non colpevolezza, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria, che ha deciso da ultimo di rinviarli a giudizio per le ipotesi di sfruttamento dei lavoratori e intermediazione illecita di manodopera.