L’apertura annuale della caccia per la stagione 2024-2025 avverrà, come di consueto, alla terza domenica di settembre, il 15

Ha ottenuto parere favorevole la delibera della giunta sul Calendario venatorio regionale – stagione 2024/2025. Il voto è stato espresso in commissione Politiche economiche. Il piano prevede la presentazione al Comitato faunistico venatorio nazionale.

L’apertura annuale della caccia per la stagione 2024-2025 avverrà, come di consueto, alla terza domenica di settembre, il 15. Il calendario venatorio regionale 2024-2025 è stato illustrato dall’assessore all’Agricoltura. Il calendario indica modalità e regole per la caccia, detta regole per Atc e istituti privati come azienda faunistico venatorie e agrituristiche. Gli orari: da 1 ora prima dell’alba alle 24 ore nella estensione massima. Ci sono 3 allegati: la relazione tecnico scientifica; le specie cacciabili, i periodi di caccia, gli orari, i carnieri, l’addestramento cani (dal 18 agosto alla terza domenica di settembre), la salvaguardia delle colture agricole, le prescrizioni e le norme per il tesserino; l’ultimo riguarda il tesserino integrativo per la segnatura dei cinghiali abbattuti in selezione da 16 marzo al 31 maggio 2025.

“La bozza ai consiglieri – ha scandito l’assessore – è analoga al calendario 2023-24, tranne la chiusura della caccia a beccaccia e zavola, prevista al 30 gennaio invece del 20 gennaio. Prevedeva, poi, già il prelievo di venaglione e moretta, che sono state inserite nella stagione venatoria dopo l’approvazione del calendario 2023. E’ stata usata come base quello del calendario approvato nel 2023, una proposta ritenuta rispettosa delle indicazioni tecniche e scientifiche dei calendari precedenti e delle osservazioni pervenute. Il calendario è soggetto al parere obbligatorio, ma non vincolante, di Ispra e si può derogare, ma serve la motivazione. Il parere Ispra è stato recepito”.

Tra i tanti settori del calendario, uno riguarda la caccia in selezione al cinghiale che, per contrastare la diffusione della Peste suina africana (Psa), sarà estesa fino alla mezzanotte solo se con una strumentazione ottica.

Tra le specie era stata inserita anche la tortora, ma il ministero dell’Ambiente ha chiesto di toglierla dalle specie cacciabili perché è a rischio scomparsa. In una lettera il ministero indica alle Regioni di avviare un’attività di ripopolamento e “noi chiederemo spiegazioni”. E’ prevista poi una App per il tesserino elettronico. Il nuovo calendario prevede dal 2 ottobre al 30 novembre due giornate aggiuntive per la caccia di appostamento alla fauna migratoria.

Il Gruppo misto ha esordito dicendo che “non si capisce se si caccia o meno la tortora. Penso sia un refuso. Il calendario ricalca il precedente, cioè pessimo. L’impressione è che ci sia un fastidio degli uffici di confrontarsi con Ispra, anch’essa in sostanza a favore della caccia. Anche quest’anno, la giunta dimostra di essere legata al passato e di non cogliere le opinioni dei cittadini contrari alla caccia”. Secondo il Misto, la caccia alla fauna acquatica andrebbe chiusa il 9 gennaio, ma la Regione fissa l’apertura al 15 settembre e chiude al 30 gennaio, “per 12 specie regala così ai cacciatori un mese in più di tempo. E ancora altre due  giornate, nonostante l’ordinanza del Tar del settembre ’23. Ma Regione se ne infischia”. Infine, viene ricordato che nelle zone umide la Regione aveva vietato l’uso dei proiettili piombo. Sulla Psa, il Misto ritiene il “problema grave e che va arginato. La Regione, però, aumenta la diffusione del virus con la caccia al cinghiale che come è stato dimostrato è uno dei mezzi di diffusione del virus. La Psa circola anche in presenza di pochi animali e quindi non serve la strage di cinghiali. Occorre sospendere la caccia al cinghiale e intervenire sugli allevamenti estensivi”.

La presidente della commissione è intervenuta affermando che “gli uffici hanno espresso valutazioni solo di natura tecnica”.

Il Partito democratico condivide “pienamente il calendario. Ma come mai non c’è una sentenza del Tar, sul vincolo o meno del parere dell’Ispra, che faccia giurisprudenza? La legge 157 è chiara: i calendari sono di competenza delle Regioni. C’è preoccupazione perché il Tar non è mai entrato nel merito dell’Emilia-Romagna. E’ pericoloso perché poi fa un’ordinanza che danneggia una categoria e lascia i politici e i funzionari nell’incertezza. Ispra, per la prima volta, nel parere alla Regione Marche chiarisce che parere Ispra non è vincolante. I governi non hanno mai voluto risolvere questo problema. Se Ispra dà pareri spesso fotocopia, da tre anni non ha ancora steso il piano per la pavoncella. Sulla Psa, inoltre, è sbagliato ridurre il tema a una battaglia tra cacciatori e agricoltori. L’assessore incontri le categorie per combattere la Psa che riguarda altri settori economici come il distretto del prosciutto di Parma, il turismo”.

Europa Verde sottolinea che “sul tema divisivo della caccia ci sono solo opinioni diverse non è questione di ritenersi nel giusto. La caccia non è a difesa dell’ecosistema, a meno che non lo sia l’uccisione degli animali. Se è vero che i cacciatori diminuiscono sarebbe l’unica specie di cui non sarei preoccupata. Per la Psa, credo che i cacciatori siano parte del problema. Nel calendario, riscontro le contraddizioni sulla tortora: prima è specie cacciabile, poi si dice di escluderla. Va tenuto conto del parere scientifico di Ispra, anche se non è vincolante. Diciamo o all’anticipazione dell’apertura e al posticipo della chiusura: meglio ridurre i giorni. L’uso del tesserino elettronico è positivo, ma rispetto al conteggio degli animali abbattuti il tesserino ha il limite che sabato e domenica nessuno controlla. Ad esempio, per la Moretta: dopo 91 animali abbattuti c’è lo stop, ma se non c’è il controllo sabato e domenica è difficile stabilire se viene raggiunto il tetto. E’ positivo che sia vietato l’uso di proiettile con piombo nelle zone umide, ma lo si doveva estendere a tutte le aree”.

Per Rete civica “la gestione della caccia è in mano alle Polizie provinciali. Ad esempio, la lotta alle nutrie. La polizia provinciale di Bologna consente l’arrivo di cacciatori da Ferrara, ma non il contrario. Serve una omogeneità di gestione. Nel piano di prelievo del cinghiale sono previsti 70 euro a capo abbattuto e un cacciatore ferrarese può beneficiarne ma uno di Bologna no perché non può andare a Ferrara. Sulla partecipazione, inoltre, le associazioni ritengono di essere state poco considerate dalla Regione. Va tutelata l’agricoltura dai danni della fauna e degli ungulati in particolare”.

La giunta ha precisato che la tortora era stata inserita come specie cacciabile, ma dopo la lettera del ministero si è fatta marcia indietro. Ad oggi è stata tolta. Per la App, ci saranno blocchi automatici raggiunti i capi previsti.