Le vie dell’Amicizia, Concerto per la Siria, nel Parco Archeologico di Paestum (foto Silvia Lelli)

Grande emozione per il Concerto per la Siria con l’Orchestra Cherubini, che sarà trasmesso su Rai 1 in prima serata il 23 luglio. Muti: “Vogliamo armonia nella società come avviene nella musica”

Emozione e musica, solidarietà e messaggi di speranza. Grande successo per la seconda tappa dell’appuntamento “Le vie dell’Amicizia” del Ravenna Festival, il Concerto per la Siria che ha visto il Maestro Riccardo Muti dirigere l’Orchestra Cherubini, affiancata da musicisti della Syrian Expat Philharmonic Orchestra, nella splendida location del Parco Archeologico di Paestum, gemellato con il sito siriano di Palmira, ieri sera, domenica 5 luglio.

Venerdì sera, nel primo dei due consueti appuntamenti, il concerto si era invece svolto alla Rocca Brancaleone a Ravenna. Entrambe le tappe hanno fatto registrare il sold-out, ma a Paestum in tanti altri hanno voluto ascoltare, seppur da lontano, le note dell’”Eroica”, al di fuori del recinto del Parco Archeologico.

Il concerto

Al termine della magistrale esecuzione della Sinfonia n.3 “Eroica” di Beethoven, ai piedi del Tempio cosiddetto di Nettuno (anche se gli studi più recenti lo attribuiscono al culto di Zeus o Apollo), una meritata standing ovation da parte dei quasi mille spettatori, tra i quali era presente anche il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

Tanti applausi anche per l’esibizione di Aynur Doğan, che ha aperto il concerto incantando la platea con la sua voce, accompagnata solo da uno strumento a corda, mentre Zehra Doğan (che alla Rocca aveva eseguito una performance pittorica live proiettata su uno schermo) ha passeggiato con un drappo bianco tra le colonne del Tempio.

Le vie dell’Amicizia, Concerto per la Siria, nel Parco Archeologico di Paestum (foto Silvia Lelli)

Le parole del Maestro Muti

Durante l’introduzione toccante intervento del Maestro Muti, che ha ricordato lo spirito e la storia di solidarietà dei concerti dell’Amicizia: “Vogliamo armonia nella società come avviene nella musica”. Ma prima ancora non era mancata neppure una stoccata ai governanti, che “mentre bambini muoiono di fame e sotto lo bombe, restano in colpevole silenzio”.

Al termine del concerto, infine, un messaggio di speranza con una citazione di Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

La dedica

L’evento, giunto alla 22esima edizione (il primo concerto fu infatti quello di Sarajevo nel 1997), è stato dedicato in particolare alla memoria dell’attivista civile Hevrin Khalaf (1984-2019) e dell’archeologo Khaled al-Asaad (1932-2015), vittime dell’Isis in Siria.

Khaled Al-Asaad, per decenni direttore del sito di Palmira, è stato vittima dell’Isis cui si era opposto a salvaguardia dei reperti e della storia custoditi in quel luogo.

Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito del Futuro siriano, attivista per i diritti delle donne e in prima linea per il riconoscimento dell’identità del popolo curdo e per un dialogo pacifico fra curdi, cristiani e arabi, è stata invece uccisa in un agguato lo scorso ottobre.

Incasso devoluto

L’incasso della serata sarà devoluto all’Istituto “Filippo Smaldone” di Salerno e al progetto “Ospedali Aperti” avviato dal Nunzio Apostolico in Siria Cardinal Zenari nel 2017.

L’Istituto “Filippo Smaldone” funziona dal lontano 1907 per volontà del Padre Fondatore San Filippo Smaldone. Nel corso degli anni gli ampliamenti e le ristrutturazioni sono stati tali da rendere l’Istituto funzionale e rispondente ai bisogni degli utenti e ai moderni orientamenti didattici e tecnologici. La finalità dell’opera continua ad essere “Evangelizzare i sordi provenienti da tutta l’Italia”, attraverso la riabilitazione, l’istruzione, l’educazione e l’integrazione con gli udenti di altre scuole.

Il progetto “Ospedali Aperti” si pone l’obiettivo di aprire le porte di tre ospedali (l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco, e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo) al maggior numero di pazienti poveri che, altrimenti, non potrebbero pagare le cure di cui hanno bisogno.