Luigi De Angelis al Teatro Alighieri

In cantiere L’isola disabitata di Haydn e l’Orfeo di Monteverdi

Giorni di prove nella “fabbrica” del Teatro Alighieri, che dietro le porte chiuse al pubblico – fino al 5 marzo secondo l’ultimo DPCM – non ha interrotto le attività. Dopo aver inaugurato la Stagione con lo streaming gratuito di Histoire du soldat di Stravinskij (disponibile fino al 22 aprile su ravennafestival.live), si lavora su nuove produzioni: su L’isola disabitata di Haydn, affidata alla regia di Luigi De Angelis, fino a fine gennaio; mentre febbraio sarà dedicato all’Orfeo di Monteverdi, firmato da Pier Luigi Pizzi. In questa fase le energie si concentrano sulla messa a punto registica e preparazione musicale dei cantanti, mentre l’ingresso dell’orchestra – per l’Isola il Dolce Concento Ensemble diretto da Nicola Valentini e per l’Orfeo l’Accademia Bizantina di Ottavio Dantone, affiancata dal Coro Costanzo Porta preparato da Antonio Greco – avverrà in vista dell’inserimento in calendario degli eventi, destinati alla seconda metà del 2021. “Ottimizziamo i tempi di produzione – spiega infatti Antonio De Rosa, Sovrintendente di Fondazione Ravenna Manifestazioni – trasformando anche il periodo a porte chiuse in un investimento di creatività ed energie che guarda al futuro. Così tuteliamo i lavoratori e gli artisti, garantendone gli impegni, ma anche gli spettatori, che devono saperci preparati a qualunque contesto ci attenda nei mesi a venire”.

Al Teatro Alighieri il nuovo anno si è aperto con un titolo, l’Histoire du soldat, che è anche un messaggio sulla necessità dell’arte e di fare arte anche in tempi difficili, come lo erano quelli del 1918, quando Stravinskij e l’amico scrittore Ramuz diedero vita a questo spettacolo-gioiello. Messa in streaming la nuova produzione, con regia di Luca Micheletti e direzione di Angelo Bolciaghi, l’Alighieri continua a far tesoro di quella lezione di resilienza, che in fondo si era già espressa anche nei concerti con Riccardo Muti e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini trasmessi lo scorso novembre. “Quello che stiamo costruendo – continua De Rosa – è un modello di teatro sempre più sostenibile, fondato sul coinvolgimento delle nuove generazioni, sull’impiego delle tecnologie digitali, sulle coproduzioni e collaborazioni con realtà del territorio e oltre; un modello capace di affrontare le sfide, a volte inaspettate, dei nostri tempi. Senza mai dimenticare che tutto comincia dal garantire il lavoro, e la dignità del lavoro, di chi opera in Teatro”.

Il calendario di prove riguarda due titoli concepiti per rappresentazioni di corte: quella degli Esterházy in Ungheria, dove nel 1799 Franz Joseph Haydn compose L’isola disabitata su libretto di Metastasio, e quella dei Gonzaga, nel cui Palazzo Ducale a Mantova, nel 1607, esordì l’Orfeo di Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio. Opera in due parti che riflette il dibattito sull’opposizione fra stato di natura e civilizzazione attraverso la vicende di due coppie che si perdono e si ritrovano, L’isola disabitata rappresenta, attraverso l’influenza di Gluck, un unicum nel teatro musicale di Haydn; include inoltre una splendida ouverture drammatica nello stile delle sinfonie Sturm und Drang. Accanto a De Angelis – che cura scene, luci e video oltre alla regia – il progetto di Fanny & Alexander vede impegnati Chiara Lagani, per drammaturgia e scene, e Andrea Argentieri per aiuto regia e video. L’Orfeo di Monteverdi, prima espressione compiuta del melodramma, affronta invece il tema toccante della perdita e del distacco da quanto ci è caro nel mito del cantore e della sua amata Euridice. Protagonista dell’inaugurazione del Festival dei 2Mondi la scorsa estate, la produzione sarà riadattata per il Teatro Alighieri. Al prossimo autunno punta anche Faust rapsodia, su musiche di Schumann e testi di Goethe; il debutto, originariamente previsto per la Trilogia 2020, è stato infatti posticipato a quest’anno.

La Stagione d’Opera e Danza è resa possibile dal sostegno del Comune di Ravenna, della Regione Emilia Romagna e del MiBACT, con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.