“Poi mi ricordo. Le memorie di Primo Rosetti durante la Seconda Guerra Mondiale"

Il libro in cui la figlia Roberta ha raccolto i ricordi del padre durante il conflitto che coinvolse anche il nostro territorio.

Roberta Rosetti decide di raccontare a tutti alcuni avvenimenti sul territorio durante la Seconda Guerra Mondiale e lo fa grazie ai racconti del padre, Primo, nato nel 1935. Una memoria storica che si intreccia con i sentimenti e le emozioni che queste pagine trapelano, un incrocio che solo la trascrizione di una figlia delle parole del padre può regalare.

“In queste pagine – si legge nella prefazione – si vivono i ricordi. Non si rac- contano. Dico si vivono perché si possono ascol- tare, più che leggere.

I ricordi che abbiamo deciso di riportare sono vivi, freschi al punto che ci si può immergere in essi.

Io sono Roberta, la figlia di Primo Rosetti, il vero autore di questo libro. Una delle tre. Quella che ha deciso di appuntare questi momenti lontani, che appartengono sì al passato, ma che restano presenti nel cuore di chi li ha vissuti. Senza che si possano cancellare. E ho ritenuto giusto che, in qualche modo, questo tempo passato tanto vivo trovi un piccolo supporto, una barchetta che lo aiuti a superare le barriere del futuro. E, se non a superare, almeno a resistere più a lungo, magari fino ad arenarsi su una spiaggia deserta, che prima o poi qualcuno visiterà.

Ho preso nota dei ricordi di mio padre piena di stupore. Tanto quanto fosse la prima volta che ne sento le storie. E, in un certo senso, continuo a prenderne nota, perché li ripenso, li medito. Quando meno me lo aspetto nel corso delle mie giornate. Questi ricordi, così chiari e così intatti, sono come una pausa di silenzio. O forse (ciò sembra possibile) questi ricordi un attimo di silenzio lo domandano.

Non chiedono al lettore di impegnarsi. Questi ricordi sono spontanei, naturali. Privi di intenti letterari. Sono racconti colloquiali. E sono un in- contro, dove affiora ciò che da tempo fa parte di una persona. Proprio queste cose, il silenzio e l’incontro, si uniscono insieme, nel corso della lettura. Molto spesso ci rendiamo conto della bellezza di un incontro vissuto nel silenzio. Di quello che ci lascia dentro. Come un dolcissimo calore. Noi, sperando, abbiamo pensato di trasmetterlo. Almeno in parte. Insieme alle memorie di una volta”.

Mi ricordo…

Ogni tanto si sente parlare qualcuno che, nato nel 1939, l’anno dell’inizio della seconda guer- ra mondiale, dice di essere stato poco fortunato. Quasi ad indicare una cattiva stella. Questo è sicuramente vero, ma nei primi decenni del novecento le stelle non proprio buone furono assai numerose. Tante di queste stelle hanno accompagnato i nati di molte classi di quei tempi. A partire dagli ultimi decenni del ’800 direi, forse anche prima, fino al periodo prossimo a quella data, agli inizi della seconda guerra mondiale. Un arco di tempo devastato dal mondo in lotta contro sé stesso, stravolse la vita a così tante persone. C’è da farsene caso che non capita spesso di concentrarsi su questa cosa, sulla lunghezza interminabile di quel momento storico. Si conoscono le date, e le si lega agli accadimenti. Ma spesso leggere dei numeri non mette in moto il pensiero, alla ricerca di tutti i legami, di quei fili che da una data all’altra, si estendono anche al di qua e al di là, andando a toccare vite già in corso, e vite

che dovranno percorrere ancora la maggior parte dell’età. Il numero di generazioni che hanno dovuto combattere, o comunque vivere, abituandosi, ad una disgrazia ingiusta come è sempre la guerra, è stato elevatissimo. Io appartengo ad un anno tra quelli culminanti di questa serie poco fortunata. Sono nato infatti l’8 novembre del 1935. Abbastanza presto per poter ricordare molto di quanto accadde nel nostro territorio durante il secondo conflitto mondiale e per avere, come tutti, in quel periodo, un’infanzia segnata da alcune immagini che si sono impresse da quei giorni in poi, fino ad oggi. Queste immagini ora sono diventate dei mini racconti. E da un po’ di tempo mi capita di tirarli fuori, quando viene a trovarmi mia figlia Roberta. Io parlo, così come si parla normalmente di cose vissute, e lei scrive su dei fogli, che poi rilegge. Ogni tanto salto avanti nel tempo mentre racconto, o torno indietro. Lei mi chiede qualche dettaglio, mi fa delle domande. Altre volte ascolta, pensierosa. Forse vorrebbe che io mantenessi un certo ordine cronologico”.