(Foto Dario Acosta-DG)

Domenica 20 giugno, alle 21.30, per Debussy, Szymanowski, Prokof’ev e Brahms

Sfuggendo alle categorizzazioni anagrafiche, da tempo Daniil Trifonov non è più soltanto il più grande pianista under 30, ma è ormai uno dei concertisti più influenti al mondo. Le sue interpretazioni, la scelta non comune del repertorio e le incisioni discografiche lo collocano nell’Olimpo del pianismo contemporaneo. Per il suo atteso recital a Ravenna Festival – domenica 20 giugno alle 21.30 alla Rocca Brancaleone – Trifonov ha scelto di indagare il passaggio radicale del pianoforte tra Ottocento e Novecento, gli anni in cui la tastiera muta letteralmente stato fisico, dissolvendosi e ricomponendosi nei cambiamenti culturali dettati dall’implosione dei canoni romantici. In un arco cronologico di 64 anni Trifonov eseguirà la Terza Sonata del ventenne Johannes Brahms (l’ultima della sua produzione, “una sinfonia in potenza” come la definisce Schumann per il rigoroso controllo della forma architettonica), la Suite “Pour le piano” di Debussy, giocata su morbide armonie, i cinque “Sarcasmes” (uno dei manifesti del camaleontico pianismo di Sergej Prokof’ev) e la Terza Sonata di Karol Szymanowski, che nel 1917 condensa in un unico movimento un grande flusso di potente pulsione vitalistica, in liquido dissolvimento tra tonalità e atonalità. 

Nel 1853 Johannes Brahms è ancora una giovane promessa della musica tedesca. I contatti con casa Schumann (Robert e Clara Wieck) gli danno la sicurezza per testare i propri mezzi tecnici e creativi, anche se per affrontare le ciclopiche proporzioni della sinfonia attenderà più di vent’anni. Schumann benedice la Terza Sonata per pianoforte del giovane amburghese ritenendola già una sinfonia per le sue forme scolpite e il contrasto espressivo tra gesto eroico e profonda malinconia, chiara eco beethoveniana. La solida architettura brahmsiana, erede della tradizione tedesca, sembra liquefarsi nel visionario compositore polacco Karol Szymanowski (1882-1937), contemporaneo di Stravinskij ma sedotto dalla poetica skrjabiniana. La sua terza e ultima Sonata, scritta nell’agosto del 1917, segna il vertice della sua produzione pianistica: vi si trova potenza espressiva, pulsione ritmica screziata di abbandoni romantici che mutano rapidamente in armonie complesse, piene di effetti cromatici confinanti con l’atonalità. Anche i cinque “Sarcasmes” di Sergej Prokof’ev, scritti entro il 1914, riflettono l’irrequietezza di quel periodo e possono essere inquadrati nel dirompente effetto provocato dalla “Sagra della Primavera” di Stravinskij, apparsa solo un anno prima. Dalle visioni liquide e cangianti di Szymanowski e Prokof’ev all’eterea mutevolezza della materia sonora di Debussy, che nella Suite “Pour le piano”, scritta tra il 1894 e il 1901 durante le fasi compositive di Pelléas et Mélisande, evoca l’eredità clavicembalistica francese declinata su atmosfere ora delicate ora vibranti, senza un vero baricentro formale.

Il pianista russo Daniil Trifonov, classe 1991, ha compiuto una spettacolare ascesa nel mondo della musica classica come solista, concertista e anche come compositore. A soli vent’anni è riuscito a vincere medaglie in tre delle competizioni più prestigiose del mondo della musica: il terzo premio al Concorso Chopin di Varsavia, il primo premio al Concorso Rubinstein di Tel Aviv e sia il primo premio che il Gran Premio – riconoscimento ulteriore conferito al miglior concorrente generale di qualsiasi categoria – al Concorso Čajkovskij di Mosca. Nel 2013 gli è stato assegnato il prestigioso Premio Franco Abbiati come miglior solista strumentale dall’Associazione dei critici musicali italiani e nel 2016 è stato nominato artista dell’anno da Gramophone. Combinando impeccabile tecnica con rara sensibilità, sin dagli esordi ha  destato la meraviglia di mostri sacri come Martha Argerich (“Ha tutto e di più… la tenerezza e l’elemento demoniaco. Non ho mai sentito niente del genere”). Innumerevoli le orchestre e i direttori che lo hanno accompagnato in questa sfolgorante e infaticabile carriera, dalla Carnegie Hall alla Philharmonie di Berlino, senza però rinunciare alla ricerca e all’approfondimento di nuovi repertori. Per la stagione 2020-21 Trifonov ha preparato infatti programmi che spaziano lungo un arco di tre secoli, da Bach a Schnittke.