(Foto Luca Concas)

Da domenica 3 disponibile anche in streaming su ravennafestival.live

Quello di Faust è il mito più rilevante della modernità e in Faust rapsodia ritrova la sua dimensione di fiaba universale: ne è convinto Luca Micheletti, regista della nuova produzione – in bilico fra prosa e teatro, testi di Goethe e musiche di Schumann – che ha debuttato venerdì al Teatro Alighieri e ritorna in scena sabato 2 e domenica 3 ottobre, prima di lasciare il testimone a Paradiso XXXIII di Elio Germano e Teho Teardo, ultima tappa della Trilogia d’Autunno e quindi anche della XXXII edizione di Ravenna Festival. Sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e del Coro Cherubini c’è Antonio Greco. Si dividono i panni di Faust il baritono Vito Priante e l’attore Edoardo Siravo; a Margherita darà corpo e voce il soprano Elisa Balbo; il basso Riccardo Zanellato e l’attore Roberto Latini sono invece il doppio volto di Mefistofele. Anche queste due serate si aprono nella Basilica di S. Francesco, alle 19.30, con Quanto in femmina foco d’amor, breve azione scenica donne della Commedia, accessibile con lo stesso biglietto di Faust rapsodia e precedente la recita delle 21 a Teatro. A partire da domenica 3 ottobre, alle 19.30, il doppio appuntamento sarà disponibile in streaming su ravennafestival.live.

“Non si contano i rifacimenti, i riferimenti, le citazioni, le riscritture di questa vicenda – sottolinea Luca Micheletti nel discutere il mito di Faust – Il tema ci tocca da vicino ogni volta che, come nel periodo che viviamo, dobbiamo confrontarci coi temi scottanti del rapporto tra scienza e società, fede e individualismo, autoconservazione ed etica. In questo spettacolo Faust non è più solo il poema romantico di un sapiente sedotto dalle scienze occulte, dannato e poi salvato dall’amore, bensì un nostro contemporaneo alle prese coi suoi spettri, i suoi bisogni e le sue miserie. Poco cambia se, in scena, assumano la forma di draghi e burattini, d’attori e maschere… Il teatro è da sempre e per sempre una metafora del mondo. I suoi fantocci altro non sono che le nostre paure e i nostri sogni, oggi come ieri.”

Faust rapsodia procede per raffinati tableaux in cui tutta la “macchina” del teatro – dal ring luci alla movimentazione della buca, da cambi scena a vista alle quinte nude, al doppio sipario che svela la rappresentazione nella rappresentazione – si mette al servizio di un’acrobatica narrazione che attraversa, andata e ritorno, tutti i livelli del teatro e del meta-teatro. Le scene, le sculture e i video di Ezio Antonelli, i costumi di Anna Biagiotti e le luci di Fabrizio Ballini fanno di ogni scena una festa per gli occhi, senza timore di indulgere nelle atmosfere gotiche e romantiche della materia originale – ma con la libertà data dalla consapevolezza che la sostanza delle vicende è universale e senza tempo. Tutto non è, insomma, che una versione, o un simbolo, o un presagio, di qualcos’altro…anche gli interpreti.

In scena, infatti, sia Faust che Mefistofele hanno un “doppio”: il primo è un attore, Edoardo Siravo, che lamenta il nulla che lo attanaglia, e un baritono, Vito Priante, che dà corpo all’anima più giovane e nobile del protagonista; Mefistofele, interpretato da Roberto Latini, raddoppia se stesso nello Spirito d’abisso di Riccardo Zanellato, che canta la celebre scena in chiesa. Al contrario, Margherita, creatura umana e umile, ha la sola voce di Elisa Balbo, trasfigurata però anche nel tremendo fantasma della “Cura”. Il cast si completa con il gruppo dei DanzActori e gli interpreti che da anni condividono con il regista l’esperienza intorno all’opera di Goethe nel contesto formativo del Belfort Theatre Campus a Piuro, tra Lombardia e Svizzera.

Da un’idea di Cristina Mazzavillani Muti e su testo di Francesca Masi per la mise en espace dello stesso Micheletti, Quanto in femmina foco d’amor vede le dantesche Francesca, Pia, Sapia, Piccarda e Cunizza abitare la “chiesa di Dante” che ne ospitò i funerali: l’architettura della basilica si trasfigura in spazio interstiziale, intessuto di incontri e preghiere, di memorie e visioni. In questo rosario di donne spiccano anche Eva e Maria, inizio e fine del dinamismo del mondo, e l’edenica e misteriosa Matelda. Ad ascoltarle e unirsi a loro, una “penitente”, come è definita “colei che fu un tempo Margherita” nell’ultima scena del poema di Goethe: benché si tratti di un mondo separato da quello che attende il pubblico all’Alighieri, è permeato dagli stessi temi di Faust rapsodia.

La Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival, di cui Eni è partner principale, è resa possibile dal sostegno del Comune di Ravenna, della Camera di Commercio, della Regione Emilia Romagna e del Ministero della Cultura, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.

Info e prevendite 0544 249244 www.ravennafestival.org

Biglietti da 20 a 40 Euro, under 18 5 Euro

Sottotitoli e trama del libretto sono disponibili in diretta su smartphone e tablet con l’app gratuita Lyri