Una scena dello spettacolo teatrale "Sik Sik l'artefice magico" con De Filippo protagonista (foto Ronchitelli)

La “Stagione dei teatri” si aprirà con gli spettacoli “Dolore sotto chiave” e “Sik Sik l’artefice magico”, con protagonista Eduardo De Filippo

Da giovedì 20 gennaio a domenica 23 gennaio comprese, al teatro “Alighieri” di Ravenna, alle 21 (domenica alle 15.30), sarà protagonista Eduardo De Filippo con gli spettacoli “Dolore sotto chiave” e “Sik Sik l’artefice magico”; in un 2022 che, per la “Stagione dei teatri” di “Ravenna teatro”, si aprirà col ritorno a Ravenna di un grande artista della scena italiana, Carlo Cecchi. Come affermato in una nota, due piccoli gioielli dell’assurdo dal repertorio di Eduardo, interpretati magistralmente da uno dei più conturbanti attori del nostro tempo. Personaggi eternamente in bilico tra tragedia e commedia, realtà e illusione, prosegue la nota. Eduardo-Cecchi: un incontro tra due intelligenze severe, inflessibili e rivoluzionarie del palcoscenico, che hanno da sempre combattuto, dentro e fuori la scena, per un “teatro vivente”. E proprio con la compagnia di Eduardo De Filippo, Carlo Cecchi ha iniziato a Napoli, attorno al 1960, la propria storia di attore, così come Angelica Ippolito, che lo affiancherà in scena in questi due atti unici, continua la nota. Sabato 22 gennaio, inoltre, nella sala “Corelli” del teatro “Alighieri” di Ravenna, Carlo Cecchi, in dialogo con Marco De Marinis, già professore ordinario di discipline teatrali nel dipartimento delle arti dell’università di Bologna, incontrerà il pubblico ravennate, conclude la nota.

I biglietti, acquistabili al teatro “Alighieri” nei giorni feriali, dalle 10 alle 13 (il giovedì anche dalle 16 alle 18), e da un’ora prima di ogni spettacolo, in platea e palco di primo, secondo e terzo ordine, costano 26€ (il ridotto costa 22€, per gli under 30 costano 18€ e, per gli under 20, costano 9€); in galleria e nel palco di quarto ordine costano 18€ (il ridotto costa 16€, per gli under 30 costano 11€ e, per gli under 20, costano 9€); e, nel loggione, costano 7,50€ (per gli under 30 pagano 5,50€). Gli studenti iscritti all’università di Ravenna, invece, pagano 5€. Inoltre, grazie al contributo di “Fondazione Flaminia”, sono a disposizione biglietti gratuiti per gli studenti universitari iscritti al polo di Ravenna; con maggiori informazioni disponibili sui siti web di www.fondazioneflaminia.it e di www.ravennateatro.com; e sui social network di “Ravenna teatro”.

Lo spettacolo è compreso nell’abbonamento “In viaggio verso il teatro”, il servizio gratuito di navetta dalle circoscrizioni nord e sud del comune di Ravenna e del comune di Alfonsine per le serate di giovedì 20 gennaio e di venerdì 21 gennaio. In questa occasione, gli esperti che illustreranno lo spettacolo durante il tragitto sul bus saranno, il giovedì, Gianni Parmiani; mentre, il venerdì, Paolo Parmiani. Per maggiori informazioni e per prenotarsi è necessario telefonare allo 0544 36239.

Infine, per maggiori informazioni, è necessario o recarsi negli uffici di “Ravenna teatro” (collocati al teatro “Rasi” di Ravenna), aperti dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15 alle 18; o telefonare allo 0544 36239; oppure scrivere una mail agli indirizzi [email protected] e [email protected].

Di seguito, una piccola descrizione presente nella nota degli spettacoli in programma da giovedì 20 gennaio a domenica 23 gennaio comprese, al teatro “Alighieri” di Ravenna:

  • “Dolore sotto chiave” nasce come radiodramma nel 1958, andato in onda l’anno successivo con Eduardo e la sorella Titina nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Rocco Capasso e Lucia Capasso. Lucia, sorella di Rocco, per molti mesi nasconde al fratello, nel timore che questi possa compiere un atto inconsulto, l’avvenuta morte della moglie Elena e finge di occuparsi delle cure della donna, gravemente malata, finché Rocco stesso non scopre la menzogna e affronta con la sorella e i vicini il lutto e suoi stessi segreti. Con “Dolore sotto chiave”, De Filippo torna a occuparsi del tema della morte, come aveva già fatto in tante sue opere, inscenando un gioco beffardo su suo senso, ridicolizzandola, esorcizzandola, perché è anch’essa parte delle nostre esistenze e cercare di negarla significa negare la vita stessa
  • “Sik-Sik l’artefice magico”, atto unico scritto nel 1929, è uno dei capolavori del Novecento. Carlo Cecchi, in merito a questo spettacolo, si è così espresso: “Come in un film di Chaplin è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro”, ha concluso Cecchi. Sik-Sik (in dialetto napoletano, “sicco” significa secco, magro e, come racconta lo stesso Eduardo, si riferisce al suo fisico) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri di infimo ordine insieme con la moglie Giorgetta e Nicola, che gli fa da spalla. Una sera il compare non si presenta per tempo e Sik-Sik decide di sostituirlo con Rafele, uno sprovveduto capitato per caso a teatro. Con il ripresentarsi di Nicola poco prima dello spettacolo e con il litigio delle due “spalle” del mago, i numeri di prestigio finiranno in un disastro e l’esibizione si rivelerà tragica per il finto mago ma di esilarante comicità per il pubblico. Con più di 450 repliche solo a Napoli, lo spettacolo ebbe un successo enorme. Eduardo reinterpretò Sik-Sik alla fine della sua carriera; recitò per l’ultima volta al teatro “San Ferdinando” di Napoli nell’aprile del 1979 e nel 1980, al “Manzoni” di Milano, affiancato dal figlio Luca De Filippo e da Angelica Ippolito, si ritirò dalle scene dopo cinquant’anni di carriera. In un’intervista, Luca De Filippo ricorda i momenti sul palco insieme al babbo: “Partecipai all’edizione del 1980. Allora ero giovane, fu un momento bellissimo. Avevo già fatto parti importanti, ma nel ruolo di Rafele riuscii per la prima volta a far ridere mio padre”.