L’investimento sostenuto dal Comune di Lugo è stato di circa 2.150.000 euro comprensivi di un contributo della Regione Emilia-Romagna

Il prossimo 15 maggio riaprirà il Teatro Rossini. Nel giorno di S. Ilaro, il santo patrono di Lugo, la riapertura del teatro con un grande concerto di musica classica sarà anche simbolo di una nuova rinascita dopo la pandemia attraverso la cultura. Come annunciato nelle scorse settimane dal sindaco Davide Ranalli quella primaverile sarà un’apertura singola per festeggiare con la cittadinanza un traguardo tanto atteso. Dall’autunno 2022 il Rossini sarà pronto ad accogliere al suo interno gli amanti della musica e della prosa.

Per il sindaco Ranalli: “La riapertura del Rossini è densa di tanti significati, ognuno di noi potrà trovarci un suo personale senso di ripartenza dopo anni così difficili. Dobbiamo essere orgogliosi di questo grande e accurato lavoro e di avere nella nostra città un luogo di cultura così carico di storia. È il teatro di tutti i cittadini e per questo l’abbiamo curato con grande attenzione e con la consapevolezza di chi sa quanto sia complesso intervenire su un pezzo della storia di una comunità. Continuiamo a lavorare per una Lugo che si prenda cura dei suoi spazi. Il giorno di s. Ilaro, la nostra città avrà un motivo in più per festeggiare”.

In questi anni il Teatro Rossini è stato oggetto di un vero e proprio restauro, coordinato dal settore Patrimonio del Comune di Lugo in collaborazione con il settore tecnico della Fondazione Teatro Rossini. Dopo l’ultimo, importante intervento del 1986, sono stati realizzati importanti lavori che hanno interessato la riduzione del rischio sismico, l’efficientamento energetico, il rifacimento delle principali condotte dell’impianto di riscaldamento, il potenziamento e l’ottimizzazione dell’impianto illuminotecnico interno ed esterno, il miglioramento del comfort interno, il rifacimento filologico della colorazione della facciata settecentesca, la ristrutturazione integrale del sistema stradale adiacente al Teatro (vicolo del Teatro, Largo Pratella, via Amendola, la parte a ridosso della zona ovest), l’installazione di un sollevatore per gli allestimenti del palcoscenico, il nuovo sipario e nuove attrezzature per gli allestimenti del palcoscenico e le attività relative alla scenotecnica. Inoltre sono state restaurate le raffigurazioni dei palchi di prim’ordine facendo emergere le decorazioni originarie che sono attribuibili, per tipologia di immagini, riquadrature e colorazioni ad alcune modalità pittoriche relative ai palchi teatrali del Bibiena.

L’investimento sostenuto dal Comune di Lugo è stato di circa 2.150.000 euro comprensivi di un contributo della Regione Emilia-Romagna.

Un po’ di storia

È il teatro all’italiana più antico dell’Emilia-Romagna tra quelli in attività. Tra il 1758 e il 1760 vennero costruite le parti principali, su progetto di Ambrogio Petrocchi, a partire dal 1760 i lavori interni come la sistemazione del palcoscenico, della platea e dei palchi furono completati da Antonio Galli Bibiena. Il teatro venne intitolato a Gioachino Rossini nel 1859.

L’inaugurazione ufficiale avvenne nell’agosto-settembre del 1759 con l’opera Il Mercato di Malmantile di Domenico Fischietti, dopo l’innalzamento delle sole opere murarie esterne. Successivamente, il teatro ultimato venne inaugurato durante la Fiera del 1761, con Catone in Utica, dramma musicale su libretto del Metastasio. Al Rossini hanno suonato nel 1813 Nicolò Paganini e Arturo Toscanini nel 1902, fu anche il teatro dove debuttò il compositore lughese Francesco Balilla Pratella. Non solo, una preziosa locandina ritrovata nel 2010 testimonia la presenza in orchestra, e precisamente al cembalo, dello stesso Rossini in occasione dell’opera La nobiltà delusa, rappresentata al Teatro Rossini nel 1806.

Nel corso del Novecento fu adibito a cinema e, pur continuando a mantenere la funzione di fulcro della vita cittadina, conobbe un progressivo declino. Dopo la prima guerra mondiale e durante il ventennio fascista vi si tennero diverse manifestazioni di carattere sociale. Alcuni veglioni danzanti vi furono ospitati ancora nel secondo dopoguerra. Fu proprio il suo ruolo civico ed il ricordo degli antichi fasti a scongiurarne la demolizione, anche se il Teatro venne chiuso al pubblico a metà degli anni ’50 e restò inutilizzato per un intero trentennio.

Il 3 dicembre 1986, a seguito di una raffinata operazione di restauro scientifico affidata all’architetto bolognese Pier Luigi Cervellati e quasi interamente finanziata dal Comune, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e dei tre istituti di credito locali, il Teatro Rossini riaprì per altri intensi trent’anni di programmazione, ospitando artisti di fama nazionale e internazionale, fino alla chiusura per il nuovo restauro nel 2019.