Ludovico Einaudi all'anteprima del Ravenna Festival (foto Zani - Casadio)

Ora si attende il concerto di apertura, mercoledì 1 giugno, affidato a Daniel Harding e la Mahler Chamber Orchestra

Quest’anno la straordinaria avventura di Ravenna Festival è cominciata ventimila…note sotto i mari, con il concerto in cui Ludovico Einaudi ha proposto musiche dal suo nuovissimo album Underwater

Ieri, mercoledì 25 maggio, al Pala De André, il compositore e pianista torinese è stato protagonista dell’appuntamento di anteprima della XXXIII edizione del Festival; al suo fianco tre bravissimi musicisti: Redi Hasa, Federico Mecozzi e Francesco Arcuri. L’evento ha preceduto di una settimana il concerto di apertura, mercoledì 1 giugno, affidato a Daniel Harding e la Mahler Chamber Orchestra.

“La bellezza della lentezza è sostanziale – sottolinea Ludovico Einaudi nel parlare di un album, il primo in solo degli ultimi vent’anni, nato da un grembo di silenzio, quello del lockdown – Quando il mondo fuori era fermo e silenzioso mi sono immerso in uno spazio senza confini, dov’ero libero di sperimentare: ho iniziato ad apprezzare questa conversazione tra me e il piano, che mi restituiva questo tono morbido, caldo e profondo, connesso con il tocco delle dita, come se fosse il suono di una chitarra. Volevo un pianoforte che parlasse e cantasse. Underwater è una dimensione fluida e parallela, che scorre senza interferenze esterne. Sono forme brevi, quasi canzoni, scritte di getto sul pianoforte. A volte nella composizione metti così tanti livelli di pensiero che la pura ispirazione rischia di affievolirsi nel processo. Scrivere una canzone invece è come respirare, un’onda che va e che viene.”

Il titolo stesso dell’album fa riferimento, d’altronde, a una dimensione al contempo fluida e profonda. E delle tante etichette che sono state utilizzate per descrivere la musica di Einaudi – fra cui post-classica e indie-classic – forse la sola descrizione adeguata è quella di slow music, intesa come musica per uno stile di vita slow, introspettivo eppure sensibile agli stimoli del mondo e del mondo naturale in particolare. Una lentezza intesa come sostenibilità, consapevolezza, empatia. Che in Underwater si condensano in dodici tracce intime, dove la musica diventa “una sorta di manifesto del modo in cui dobbiamo riconsiderare la nostra vita futura, anche nel rispetto della natura che durante il lockdown ha reagito con forza”. Una musica, insomma, che vuole guarire, incoraggiare, coinvolgere; un diario intimo eppure universale della comunione fra compositore e pianoforte, dalla profonda pace che traspira da un brano come Luminous ai vivaci accenti di Rolling like a Ball e il crescente senso di anticipazione di Flora.  

Underwater è apparso a gennaio per Decca Records dopo un anno molto significativo per Einaudi, segnato dall’uscita di un album, Cinema, che raccoglie le sue più celebri colonne sonore, tra cui quelle di due pellicole vincitrici di Oscar, BAFTA e Golden Globe – Nomadland e The Father. Formatosi con Azio Corghi al Conservatorio di Milano e poi perfezionatosi con Luciano Berio e Karlheinz Stockhausen, Einaudi ha sviluppato una musica che trascende le generazioni e viaggia libera attraverso secoli e culture per abbracciare la canzone popolare, il minimalismo, il jazz, il canone occidentale, le tradizioni extra-europee, l’elettronica… La tappa a Ravenna è stata preceduta da appuntamenti in tutta Europa, a cui seguirà un tour estivo attraverso il continente americano, dal Messico agli Stati Uniti e al Canada; forse perché è una musica che, nelle sue affinità letterarie e cinematografiche, sempre appare intenta a raccontare una storia, esplorare un paesaggio, attingere alle memorie e ai sogni collettivi.