Mobilitazione a Pasquetta: lanciato un appello e un poster dedicato alle torri

Continua la mobilitazione per salvare le torri Hamon dall’abbattimento annunciato da Eni.

Nei giorni scorsi le operazioni di demolizione sono iniziate con gru al lavoro nell’area ex SAROM, così Italia Nostra ha deciso di accelerare i tempi: oltre a confermare la manifestazione di domenica 7 aprile presso la testata del Candiano, che ha visto l’adesione di un folto gruppo di Associazioni ed Istituzioni, Italia Nostra ha organizzato per Pasquetta, lunedì 1 aprile, un primo presidio, che si è svolto in piazza del popolo dalle ore 11 alle ore 12.

Diverse persone, nonostante il brutto tempo si sono ritrovate per una “Pre-Manifestazione”, per lanciare un appello “per un gesto di civiltà che sappia cogliere il sentire profondo di tanti, che chiedono che la memoria, anche se non sempre positiva, non venga rimossa”.

Italia Nostra, si legge in una nota, “desidera ringraziare tutti i cittadini che hanno partecipato numerosi al presidio in Piazza del Popolo di lunedì primo aprile, nonostante il maltempo, il giorno di festa e il pochissimo preavviso; ringrazia le associazioni, l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, i gruppi politici presenti e quelli che hanno aderito a distanza, la stampa, la RAI e tutti coloro che hanno preso la parola in difesa del nostro patrimonio culturale di memoria condivisa e di manufatti architettonici di pregio i quali, riconvertiti, potrebbero donare alle nostra città e alla Darsena un valore aggiunto di livello internazionale, incentivando turismo, attrattività economica, valore immobiliare ed occupazione. Edifici ormai unici e memorabili, che altrove – anche in Italia – sarebbero invidiati, protetti e valorizzati, come del resto lo erano state le torri fino a pochi anni fa anche a Ravenna”.

Da parte dei manifestanti è stato lanciato un appello al Sindaco di Ravenna, all’Autorità Portuale, alle istituzioni culturali – prima tra tutte per l’attenzione già espressa pubblicamente più volte sul tema il Ravenna Festival -, e persino ad ENI, “che ha dato occupazione alla nostra città ma anche portato via tantissimo”.

“Un accorato appello – scrive Italia Nostra – affinché il progetto di demolizione venga sospeso in attesa di una valutazione più approfondita per una possibile soluzione che contempli tutte le istanze in campo. Un appello anche alla Soprintendenza affinché chiarisca i numerosi dubbi e, soprattutto, aiuti a far meglio intendere quale sia il valore delle torri e quali le loro potenzialità. Invitiamo tutte le istituzioni che non lo abbiano fatto – e temiamo nessuno lo abbia fatto – ad entrare nelle torri e a rendersi conto di quali manufatti straordinari si apprestano, a 70 anni dalla loro realizzazione e nel sessantesimo anniversario di ‘Deserto Rosso’ (1964), a lasciar distruggere”.

Il presidio ha visto anche il lancio, da parte dello spazio Tiratura, di un poster dedicato alle torri, e di un’azione volta a raccogliere ciò che le torri rappresentano nell’immaginario collettivo della città.

Le torri Hamon della raffineria SAROM – scrive lo spazio Tiratura – sono un simbolo di Ravenna fin dalla loro costruzione nel 1950. Immutate nei decenni, è stato il nostro sguardo a cambiarne il significato. Celebrazione dello sviluppo industriale, residuo di un’epoca inquinante, ora possono essere parte di un futuro che, proiettato lontano dalle energie fossili, supera il passato senza dimenticarlo”.

Il prossimo appuntamento è ora quello del 7 aprile, dalle ore 16 alle ore 18 in testata Candiano, con la manifestazione “Salviamo le torri hAMOn”, con Italia Nostra che invita tutte le istituzioni cittadine per un dibattito condiviso.

Tra Associazioni ed Istituzioni che hanno confermato l’adesione alla manifestazione del 7 aprile figurano le ABA – Accademia di Belle Arti di Ravenna, AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, Associazione Dis-ORDINE, FAI delegazione di Ravenna, Italia Nostra sezione di Ravenna, Save Industrial Heritage, Spazi Indecisi.

Il poster creato da spazio Tiratura su immagine del fotografo Enzo Pezzi