(Foto Nomi Ruiz)

Sabato 15 giugno, alle 21, al Pala De André, con il nuovo album e canzoni del repertorio

It’s time to feel what’s really happening, è tempo di sentire quanto sta davvero accadendo: è questo l’appello di ANOHNI, che ha scelto Ravenna come sola tappa italiana del tour europeo con la sua band the Johnsons (quello a Ravenna Festival sarà il secondo concerto della tournée, dopo Atene e prima di Madrid, Parigi, Londra, Gent, Berlino e Copenhagen). Sabato 15 giugno, alle 21 al Pala De André, ANOHNI and the Johnsons propongono brani dal nuovo album My Back Was a Bridge for You to Cross accanto a canzoni del repertorio, in nome di quell’urgenza di mettersi all’ascolto di se stessi e del pianeta. Sin dalla creazione della band nel 1998, i temi animistici ed eco-femministi sono stati al centro della ricerca di ANOHNI, che ha saputo tradurre in versi e melodie il turbinio di un’esistenza affamata di scoperte e di perché, ispirandosi a un eterodosso pantheon di guide artistiche – da John Waters a Klaus Nomi, da Billie Holiday alla pioneristica attivista Marsha P. Johnson (dalla quale il nome della band ma anche il ritratto della copertina del nuovo album). Sul palcoscenico, ANOHNI sarà accompagnata da nove musicisti fra cui Julia Kent al violoncello, Maxim Moston al violino, il multi-strumentalista Doug Wieselman e alla chitarra Jimmy Hogarth – che è anche produttore (e ha lavorato, fra gli altri, con James Blunt e Amy Winehouse). Il concerto è possibile grazie al sostegno di Gruppo Hera.

Nell’anno in cui Ravenna Festival ha scelto di riflettere sulle conseguenze del cambiamento climatico sul pianeta – su come l’anima mundi vada sgretolandosi – l’appuntamento con ANOHNI and the Johnsons non potrebbe essere più a tema. ANOHNI è stata nominata ai premi Oscar 2016 per la canzone Manta Ray, vero e proprio inno ambientalista creato per il film Racing Extinction, diretto da Louie Psihoyos. E con il sesto album, My Back Was a Bridge for You to Cross, uscito nel 2023 e coronato disco dell’anno dal New Yorker, l’artista continua a incoraggiare una trasformazione del nostro approccio alla spiritualità, alle strutture sociali e alle relazioni all’interno della biosfera. ANOHNI prescrive coraggio, espressività, resilienza, celebrazione e onestà di fronte a un paesaggio contemporaneo senza precedenti e spesso irto d’angosce, sottolineando che: “Per me, non c’è sollievo ultraterreno: la Creazione è un continuum su uno spettro al femminile e noi siamo ancora parte inalienabile della Natura”.

Dalla sincera e toccante confessione di It’s My Fault che ammette “è colpa mia, il modo in cui ho distrutto la Terra, l’acqua muore, adoro le bugie” a That Wasn’t Enough, che descrive l’avidità con cui stiamo consumando la Terra, fino al bruciante interrogativo di Why Am I Alive Now? (“perché sono vivo per guardare tutta questa sofferenza?”) e al grido di Scapegoat, una ballata che è anche un potentissimo atto dei denuncia della transfobia, My Back Was a Bridge for You to Cross è un album intenso e densissimo di significato. Che si libra là dove la poesia incontra l’impegno civile, dove le radici rock, soul, jazz, blues si intrecciano in una preghiera laica che parla di tutti e di ognuno di noi.

Nata nel Regno Unito e cresciuta ad Amsterdam e in California, ANOHNI – pseudonimo di Anohni Hegarty – si è trasferita a New York prima dei vent’anni, creando la sua band nel 1998 e disegnando una traiettoria unica nella musica. Il suo viaggio ha attraversato generi diversi, dall’elettronica sperimentale all’avant-classical, la dance e la soul. La svolta è arrivata con il successo, nel 2005, di I Am a Bird Now (2005) e il Mercury Music Prize in Gran Bretagna. Fra i dischi da ricordare The Crying Light (2009), Swanlights (2010) e gli album live Cut the World (2012) e Turning (2014). Nel 2016 è uscito Hopelessness, un album sperimentale elettronico dal tagliente contenuto politico, prodotto da Hudson Mohawke e Daniel Lopatin. Ha collaborato anche con Franco Battiato, David Tibet e Lou Reed. Quest’ultimo si commosse di fronte a una voce tenorile diversa da ogni altra, quella voce che secondo Diamanda Galás racchiude tutte le emozioni del pianeta.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org

Biglietti: da 40 a 60 Euro