La Cgil attacca duramente il Ddl: “Un’operazione sociale e culturale che allontana le fasce più deboli dall’istruzione”

“L’approvazione definitiva del DDL Lavoro rappresenta un fatto gravissimo e accelera la demolizione dell’obbligo di istruzione a 16 anni, riportandoci alla situazione di quarant’anni fa”. A parlare è Valeria Monti, segretaria generale FLC Cgil Ravenna .

“Nella gravissima crisi che stiamo attraversando, mentre gli altri Paesi europei continuano ad investire su istruzione e ricerca con l’obiettivo di innalzare l’obbligo a 18 anni, l’Italia, fanalino di coda, decide di fare un tuffo nel passato.
Con la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo di istruzione anche attraverso un contratto di apprendistato si consente, nei fatti, l’accesso al lavoro a 15 anni, e si equipara tale percorso al biennio di un qualsiasi liceo o istituto tecnico o professionale”.

“Al contrario, i contratti di apprendistato, che coinvolgono piccole e piccolissime imprese, si configurano come veri e propri contratti di lavoro, che nulla hanno a che vedere con un percorso scolastico/formativo. Semplicemente si garantisce, a costo zero, manodopera alle aziende! Si spingono gli studenti, meno motivati e socialmente più deboli verso un percorso, forse accattivante dal punto di vista professionale, che legittima una sorta di sfruttamento minorile”.

“E’ decisamente inaccettabile! Una Legge dello Stato, nel 2006, aveva introdotto a 16 anni il limite per l’accesso al lavoro, stabilendo che, entro la fascia dell’obbligo di istruzione, non è possibile lavorare e quindi neppure fare l’apprendista. Con la definitiva approvazione del DDL si realizza una operazione sociale e culturale che allontana le fasce più deboli dalla scuola per segmentare, nuovamente, non solo la scuola ma anche la società. Al contrario, una società complessa richiede saperi e competenze più forti, per uscire da una crisi che devasta il nostro sistema economico. In questa partita, a perderci, saranno sicuramente i più deboli, ma anche il futuro del nostro Paese, che non riconosce nell’investimento in sapere e ricerca la leva per la ripresa della competitività e dello sviluppo. Per queste ragioni intensificheremo le azioni di lotta attraverso una forte unità tra FLC, precari, studenti e mondo del lavoro, per cambiare radicalmente un modello sociale ingiusto verso le nuove generazioni e deleterio per il futuro del Paese”.