Come mettera d’accordo sviluppo e tutela degli interessi

Si è svolta oggi, 26 ottobre, alla sala Nullo Baldini della Provincia, la seconda giornata del convegno ‘Sviluppo e rappresentanza di interessi. Il ruolo delle associazioni ieri e oggi’, organizzato da Legacoop Ravenna, Legacoop Emilia-Romagna e Fondazione Ivano Barberini. Ieri era stata analizzata la storia dei sessant’anni di Legacoop dalla fondazione (avvenuta il 10 giugno 1950) alla situazione attuale; nella sessione odierna sono stati approfonditi i molteplici aspetti legati al tema che dà il titolo all’iniziativa.
Ha aperto i lavori il presidente di Legacoop Ravenna, Giovanni Monti, che ha analizzato gli scenari in cui le associazioni sono chiamate a muoversi e a compiere scelte, mettendo in fila gli elementi strategici su cui costruire il futuro delle imprese e, più in generale, della società.

“Dovremo essere in grado – ha commentato Monti – di unire il capitale sociale di questo territorio e di coinvolgerlo con un’esaltazione del pluralismo economico e del pluralismo delle rappresentanze. Questo perché da un lato si aiuti la crescita di un nuovo ed equilibrato sviluppo economico, fatto di buona sostenibilità e di un’equa distribuzione della ricchezza, e dall’altro a creare un moderno sistema comunitario”.

Monti ha poi ricordato quali sono i cardini su cui si dovrà costruire un nuovo patto per lo sviluppo: lavoro, impresa, sistema territoriale, conoscenza e internazionalizzazione. “È dall’incontro dei ‘progetti autonomi’ dei soggetti di una comunità che si può costruire una nuova visione della solidarietà. Che esprima la necessità di unire l’uomo e il capitale, di unire ‘diritti e convenienza’, di capire la trasformazione, di elaborare strategie per orientarla in senso favorevole al mantenimento dei valori di solidarietà e coesione sociale, senza la quale ogni conquista di democrazia è a rischio. E, al tempo stesso, di produrre un ‘discorso pubblico’ capace di conquistare quello spazio e quel consenso culturale che, come abbiamo visto, è necessario per legittimare non solo una presenza forte, ma una leadership nella fase attuale. Per questo serve una nuova idea di rappresentanza”. Legacoop Ravenna, ha rimarcato il presidente provinciale, si sta muovendo in questa direzione, proponendo nuove soluzioni e qualificando il proprio ruolo di rappresentanza degli interessi delle cooperative associate.

A seguire è intervenuto Giuseppe Berta, professore associato all’Università Bocconi di Milano, che ha avuto il compito di entrare nel cuore del tema proposto dal convegno.  “Nel 2010 – ha ricordato Berta – abbiamo assistito a una trasformazione del ruolo di rappresentanza di interessi, quando, più che in passato, abbiamo assistito alla protesta dei piccoli operatori economici. Se analizziamo la situazione complessiva ci accorgiamo che oggi il compito culturale e politico delle rappresentanze è quello di ricostruire una visione comune dello sviluppo italiano. Perché siamo a un bivio: e a seconda della direzione che prenderemo diventeremo o più ricchi o decisamente più poveri. In questo senso è necessario che le rappresentanze di interessi cerchino coalizioni, obiettivi comuni e anche un rapporto più maturo con la politica”.

Alla tavola rotonda seguita agli interventi hanno portato il proprio contributo il presidente di Legacoop Emilia-Romagna Paolo Cattabiani, la presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Anna Maria Artoni, l’assessore regionale alle attività produttive, Gian Carlo Muzzarelli, il segretario di Cna Emilia-Romagna, Gabriele Morelli e il direttore della Fondazione Ivano Barberini, Maurizio Brioni.
Cattabiani ha puntato sul fatto che “si debba adeguare la nostra rappresentanza alle esigenze cambiate delle nostre associate. Imprese grandi e imprese piccole, infatti, spesso hanno esigenze differenti. Ed è anche venuto il momento di accreditarci da soli, cambiando quindi la modalità con cui si rappresentano gli interessi”.
Artoni ha insistito sull’esigenza di costruire “una relazione più stretta tra i vari soggetti in campo, per fare battaglie di sistema. Adesso quello che manca è proprio una logica di sistema, perché ognuno guarda al proprio particolare. Insomma, o noi investiamo su noi stessi o la partita è persa. E io non credo che sia persa, ma solo che non abbiamo più molto tempo”.