La legge prevede la possibilità di introdurre una gabella da 0,5 a 5 euro

Tre milioni 253mila 753 euro. Questo è il gettito che, secondo le stime del Sole 24 Ore – che ha calcolato una media di 2,5 euro per pernottamento – potrebbe entrare nelle casse di palazzo Merlato se a Ravenna venisse introdotta la tassa di soggiorno. Una cifra tutt’altro che trascurabile, soprattutto in tempi di magra per i bilanci comunali, che potrebbe fare molta gola.
Il provvedimento presentato dal ministro Calderoli prevede la possibilità di introdurre un’imposta da un minimo di 50 cent a un massimo di 5 euro a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive. Ma l’ultima parola, cioè se sfruttare o meno questa facoltà, spetta ai sindaci.
Mentre a Cervia è già stata espressa un’opinione contraria, a Ravenna gli amministratori attendono di valutare la questione nelle sedi opportune.
Inutile dire che la tassa di soggiorno non è vista di buon occhio dagli operatori. Filippo Donati, ravennate presidente nazionale di Asshotel, ha proposto una ‘city tass’ più bassa, spalmata su più categorie di cittadini. E in ogni caso, raccomanda Donati, non dovrà essere una gabella per risanare i bilanci, ma una tassa di scopo per sostenere il turismo.