Ieri l’incontro organizzato dalla Slc Cgil

Tagli dei finanziamenti all’editoria, tasso di precariato elevato, annunciata riforma dell’ordine, tentativo di ingerenza della politica. Di questi temi e più in generale del sistema giornalistico italiano, si è discusso ieri ad un incontro a Casa Meandri organizzato dalla Slc Cgil provinciale dal titolo “Il giornalismo italiano tra censura e precariato”.

 

Da una recente classifica di “Reporters sans frontières” risulta che l’Italia è al 61° posto per la libertà di stampa tra 176 Paesi del mondo.  “Questo significa – ha spiegato il segretario generale Cgil Marcello Santarelli che siamo lontani dalla completa libertà di informazione. L’art. 21 della Costituzione vieta la censura ma mai come nel 2011 si sono registrati attacchi, anche fisici, ai giornalisti. A questo si aggiungono contratti precari, articoli pagati meno di 5 euro, situazioni che hanno riflessi anche sulla libertà di stampa. Chi è disposto a rischiare denunce e querele, a mettersi in gioco per fare emergere la verità a queste condizioni?”.

Ma come uscirne? Secondo il segretario Cgil per prima cosa è necessario risolvere il conflitto di interessi, recuperare il finanziamento pubblico dei giornali, pensare a una riforma dell’editoria, rendere le frequenze televisive un bene pubblico. Senza dimenticare l’accesso all’informazione tramite rete, un’altra questione che vede l’Italia “ancora indietro. In provincia di Ravenna – specifica Santarelli – il 15/20% del territorio non è raggiunto da nessun tipo di servizio, questo è un  problema per le aziende ma anche per i cittadini”.

“C’è una situazione di drammatica fragilità nel sistema dell’informazione italiano – ha aggiunto il presidente Fnsi Roberto Natale. Stiamo assistendo alla morte di decine di testate, la mappa dell’informazione si sta puntellando di croci. I tagli pesanti disposti dal governo Berlusconi/Tremonti non sono stati ripianati dal governo Monti che pure facendo delle liberalizzazioni una chiave d’azione non fa o non dice nulla sul tema.
Da 170 milioni di euro i finanziamenti all’editoria sono scesi a 53 milioni. Ma il livello di Europa di una società si misura anche da queste voci.
In Italia ci sono 110.000 giornalisti con tesserino, un terzo professionisti: di questi la metà non dichiara un euro all’anno, il resto è soggetto a lavoro giornalistico autonomo parasubordinato. Di questi oltre il 60% dichiara non più di 5000 euro lordi all’anno. Questa non è vita, è stentata sopravvivenza”.
La commissione Cultura della Camera ha trasmesso di recente al governo il testo della proposta di legge n. 3555 (”Norme per promuovere l’equità retributiva nel lavoro giornalistico”). “Stiamo lavorando per l’approvazione di una della legge sull’equo compenso che, per intenderci, punta ad ottenere che un’ora di lavoro giornalistico sia pagata come un’ora di lavoro di una collaboratrice domestica”. 

(v.v.)