Baroncelli, segretario generale Cisl FP Romagna: “È assurdo che non ci si renda conto della gravità delle conseguenze”

La Cisl FP Romagna – Ravenna esprime la sua preoccupazione sul futuro delle Camere di Commercio “dopo la pubblicazione del Decreto Legge 90/2014 sulla semplificazione della pubblica amministrazione, in cui è previsto il dimezzamento del diritto annuale pagato dalle imprese, e la previsione che sembra essere contenuta nel Disegno di Legge delega sulla riforma del sistema pubblico, che sancirebbe il totale superamento del diritto annuale ed il passaggio del registro delle imprese al ministero dello Sviluppo Economico, senza peraltro nessuna previsione sul futuro del personale coinvolto e sui processi di riorganizzazione”.

 

“Che il sistema pubblico vada riorganizzato è ormai noto a tutti ed i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni non solo sono consapevoli del cambiamento che viene loro richiesto – afferma Roberto Baroncelli segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Romagna – ma sono anche interessati a contribuire al ridisegno dei servizi necessari alle nostre comunità e ai nostri territori. Purtroppo anche nel caso delle Camere di Commercio stiamo invece assistendo all’ennesima riforma calata dall’alto, che rischia di determinare in generale più svantaggi che benefici per i sistemi territoriali, compreso quello ravennate.”

 

“Secondo la stessa relazione tecnica  al DL 90/2014 – continua la Cisl -, a fronte di un sistema con altissimo grado di autofinanziamento, che assorbe solo lo 0.2% dei 715 miliardi di spesa pubblica al netto di interessi e la stessa percentuale del totale dei costi del personale pubblico in Italia, le norme proposte andrebbero a favore quasi esclusivamente delle grandi imprese (circa l’1% in Italia). Sarebbero invece a rischio i numerosi servizi che il sistema camerale fornisce alle imprese di piccola e media dimensione, senza considerare che il trasferimento delle funzioni camerali ad altri enti pubblici potrebbe addirittura trasformarsi in un aggravio per i nostri conti pubblici, dato che, in tal caso, non sarebbero più le imprese a finanziare i servizi camerali, ma lo Stato stesso.

Verrebbero messi in discussione i contributi per l’accesso al credito a beneficio delle imprese, i servizi di supporto all’export, le certificazioni di origine, la mediazione legale (arbitrato, conciliazione) e funzioni come la regolamentazione del mercato (metrologia legale e garanzia della sicurezza dei prodotti), tesa a tutelare la trasparenza del mercato e la salute dei consumatori, senza dimenticare il Registro delle Imprese, la cui funzionalità è universalmente riconosciuta.

 

“E’ assurdo che non ci si renda conto della gravità delle conseguenze – continua Baroncelli – e stupisce il silenzio in cui tutto ciò sta avvenendo. Pochissime dichiarazioni da parte della politica e del sistema imprenditoriale, nazionali e locali, che invece dovrebbero svolgere un ruolo attivo nella difesa di un sistema che in generale funziona e contribuisce allo sviluppo territoriale. Eppure i dati sono evidenti. A Ravenna per esempio nel periodo 2008-2013 il costo del personale è sceso dal 34% al 25% circa del totale degli oneri correnti, pure i costi di funzionamento della struttura sono passati dal 24% al 21% circa, mentre le risorse economiche destinate al sostegno diretto alle imprese o a iniziative e progetti economici sono aumentati passando dal 30,6% al 36,2%. In termini assoluti per il solo 2013 parliamo per il territorio ravennate di 4,36 milioni di euro destinati a promozione economica, di cui 1,35 milioni di euro di finanziamenti alle imprese tramite il sistema Confidi.

 

Questi pochi dati sono sufficienti a spiegare come mai secondo un’indagine realizzata a livello nazionale da Promo P.A., le Camere di Commercio sono risultate il terzo ente più frequentato dalle imprese (con il 71,2%) ed il primo per quanto concerne il livello di soddisfazione. E secondo un’indagine ISPO-Tagliacarne, la Camera di commercio è stata giudicata l’istituzione pubblica più efficiente dall’81% delle aziende con meno di 50 addetti e dall’88% di quelle con più di 50 addetti.

 

Certo possono esserci ulteriori margini di miglioramento – continua Baroncelli –  Il sistema camerale si può riorganizzare attraverso l’esercizio di forme associative, lo snellimento dei livelli delle funzioni e la ridefinizione degli organi di governo degli enti. Qualcosa sembra muoversi timidamente su questo versante con ipotesi di aggregazioni camerali che superano gli attuali confini provinciali;  occorre però far presto, mostrare ora, prima che sia troppo tardi, che si hanno capacità e coraggio di difendere e migliorare ulteriormente quanto di buono si sta già facendo. Se si vuole davvero cambiare e risparmiare, lo si deve fare in modo serio e partecipato, valorizzando il lavoro e i servizi”.