Il commento dei sindacati

Oggi, 1 agosto 2014, ha avuto luogo, spiegano i sindacati,  un incontro in Regione al quale hanno partecipato l’assessore alle attività produttive Luciano Vecchi, le istituzioni locali di Ravenna e Ferrara, CGIL-CISL-UIL regionali e le federazioni di categoria regionali e dei territori di Ravenna e Ferrara di FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC UIL. “Oggetto dell’incontro è stata una valutazione sui possibili sviluppi e conseguenti ricadute anche nella nostra regione a seguito delle dichiarazioni del nuovo amministratore delegato ENI in merito alle scelte di una totale rivisitazione degli impegni assunti in precedenza.

 

L’incontro si è svolto al termine di una settimana che ha visto una mobilitazione a livello nazionale di tutto il gruppo ENI, con lo sciopero e la manifestazione davanti a Montecitorio a Roma del 29 luglio e gli incontri presso il Ministero dello Sviluppo Economico del 30 e 31 luglio, alla presenza del Ministro, tra il management di ENI e le Federazioni di Categoria Nazionale.

 

Nel corso dell’incontro è stato ricostruito il percorso di questi ultimi anni di relazioni industriali, partendo dagli annunci del precedente AD di ENI di importanti investimenti nella chimica e nella raffinazione, volti a rilanciare questi settori industriali strategici per il Paese, fino ad arrivare alle posizioni di oggi che prevedono un forte disimpegno in Italia.

 

La principale conseguenza sarebbe una pericolosa deindustrializzazione dovuta a tagli e chiusure di raffinerie e messa in discussione della ripartenza del cracking di Porto Marghera, che produrrebbe effetti devastanti sull’approvigionamento della materia prima per il quadrilatero padano (Ferrara, Mantova, Porto Marghera e Ravenna) oltre a pesanti ripercussioni sull’occupazione, così come l’indebolimento di tutta la struttura produttiva dell’intera Area Padana e più in generale di tutto il sistema industriale italiano, che da estrazione, raffinazione, chimica, gas e produzione elettrica trae gli elementi base fondamentali per interi cicli e filiere produttive.

 

CGIL CISL UIL hanno espresso preoccupazione per l’impatto sui 2 petrolchimici della regione  e sul futuro di intere filiere produttive (oltre 10.000 addetti tra diretti ed indotto). Una presenza che ha rappresentato e rappresenta un patrimonio professionale e tecnico, un collegamento con le attività manifatturiere quali biomedicale, farmaceutica e cosmetica, dal tessile all’edilizia e all’agricoltura, dall’automotive agli elettrodomestici ed al packaging.

 

VERSALIS, società che gestisce la chimica ENI, anche in Emilia Romagna ha rallentato gli investimenti annunciati e continua a rimandare i piani per l’avvio della produzione di nuovi prodotti (gomme speciali). Infatti, se non c’è certezza rispetto alle forniture dei monomeri, tutto il sistema diventa vulnerabile ed a rischio non ci sarebbe solo la marcia degli impianti (cosa già verificatasi in questi mesi per il fermo di Porto Marghera) ma le future scelte di permanere nelle aree attrezzate da parte di imprese collegate (vedi Lyondellbasell) e/o decisioni di nuovi insediamenti, oltre alla sostenibilità dei costi per i servizi, la logistica, energetici, ecc. nella gestione dei petrolchimici.

 

 

I sindacati formulano varie richieste ad Eni: assicurare la tenuta complessiva del sistema industriale chimico ed energetico italiano, a partire dall’integrità e dalle sinergie del quadrilatero Padano” dando certezza alle forniture delle materie prime che devono arrivare dal cracking di Marghera; si chiede inoltre di realizzare velocemente tutti gli investimenti, dal completamento del “progetto integrazione attività ENI” (butene 1) all’SBR-S indispensabili per la tenuta e il futuro dello stabilimento di Ravenna, al nuovo impianto di Elastomeri EPDM a Ferrara e garantire la sostenibilità dell’impianto  X del polietilene; valorizzare le risorse naturali presenti sul territorio e al largo dell’Emilia Romagna investendo ulteriormente nelle attività relative alla base ENI E&P di Marina di Ravenna; modificare le strategie di Ricerca e Sviluppo che non devono occuparsi solo delle licenze internazionali ma realizzare progetti utili al consolidamento e sviluppo dei Business in Italia; ripensare a tutto il sistema commerciale di VERSALIS che risulta debole per la vendita dei nostri prodotti in un mercato europeo in crescita.

 

 

Le organizzazioni “hanno chiesto alla Regione di coinvolgere le parti sindacali nelle relazioni dirette con ENI e di attivare  un coordinamento interregionale per focalizzare l’attenzione sui siti integrati di Ferrara, Mantova, Porto Marghera e Ravenna.

 

In questa vertenza lo stesso Governo Nazionale non è chiamato a svolgere una funzione di “mediazione” ma deve dire e decidere quale politica industriale e quale futuro per la chimica italiana e, come azionista, quali piani industriali ed investimenti farà ENI nel nostro paese e non solo in Mozambico, Congo e Angola.

 

Mentre gli USA ed Obama, per rilanciare il manifatturiero e ricreare occupazione sono ripartiti dagli investimenti e dall’innovazione nella chimica come settore base e strategico dell’industria americana, noi assistiamo in Italia all’ennesimo smantellamento di presidi industriali strategici per il futuro del paese”.