La risoluzione firmata da diversi consiglieri regionali di maggioranza

La crisi del Mercatone Uno finisce al centro di una risoluzione dei consiglieri regionali del Partito democratico, di Sinistra italiana e del gruppo Misto a prima firma del capogruppo Stefano Caliandro. La risoluzione è stata firmata anche da Paolo Calvano (Pd), Igor Taruffi, Yuri Torri (Si), Silvia Prodi (Misto), e i consiglieri dem Alessandro Cardinali, Marcella Zappaterra, Paolo Zoffoli, Massimo Iotti, Francesca Marchetti, Roberto Poli, Antonio Mumolo, Luciana Serri, Gianni Bessi, Gian Luigi Molinari, Manuela Rontini, Roberta Mori e Lia Montalti. I consiglieri impegnano la Giunta a chiedere “al Governo un presidio della vicenda attraverso il tavolo di crisi”.

“Già all’indomani dell’annuncio del fallimento – spiegano i consiglieri di maggioranza –, la Regione si è attivata attraverso una serie di incontri con i sindacati e i Comuni coinvolti, dai quali è emersa la necessità di un’azione che velocemente riuscisse ad assicurare gli ammortizzatori sociali, la rapida riapertura dei punti vendita e la tutela dei clienti e dei creditori” e “solo recentemente sono arrivate le prime corresponsioni della cassa integrazione, per altro in alcuni casi così basse da essere offensive (appena 28 euro, come riportano alcune notizie stampa), poiché l’attivazione della Cigs da parte del Governo è avvenuta sulla base di un accordo molto meno favorevole di quello precedente”.

Dunque il Pd impegna la Giunta “a portare avanti le azioni già intraprese, verificando con Comuni e sindacati se siano necessarie ulteriori iniziative di supporto ai lavoratori coinvolti; a sensibilizzare il Governo a un attento e puntuale presidio della vicenda attraverso il tavolo di crisi, per rispondere adeguatamente ai bisogni immediati di tutti i lavoratori, anche quelli del polo logistico di San Giorgio di Piano oggi esclusi, attraverso l’erogazione di ammortizzatori sociali sufficienti a garantire a loro e alle loro famiglie una vita dignitosa; infine, ad adoperarsi affinché si giunga in tempi brevi a una soluzione che consenta la riapertura dei punti vendita attraverso un piano di rilancio credibile, in grado di convincere i creditori a fare ulteriore credito e i clienti ad acquistare ancora con fiducia, così da dare un futuro a un marchio storico dell’economia italiana e ai suoi 1.800 dipendenti”.