Questa mattina, venerdì 15 ottobre, alle ore 10, in concomitanza con lo sciopero generale proclamato da diverse realtà del sindacalismo di base, in piazza del Popolo a Ravenna si è svolto un presidio di lavoratori SGB.

Come annunciato già prima della protesta, nella città bizantina SGB ha voluto “dare visibilità alle vertenze in atto dei lavoratori che operano nelle aziende in appalto:

  • alla Marcegaglia: per rivendicare il diritto al lavoro e alla conservazione delle condizioni contrattuali nei cambi di appalto annunciati dalla direzione dello stabilimento, per denunciare licenziamenti e sanzioni illegittime imposte dal committente che evidenziano come dietro gli appalti si nascondano contratti al limite dell’illecita intermediazione di manodopera, per affermare il principio per cui a stesso lavoro devono corrispondere uguali diritti e retribuzioni.
  •  nell’igiene ambientali, dove ai lavoratori è negato l’applicazione del contratto di settore (FISE) riducendo le retribuzioni di oltre il 30%, rispetto ai colleghi che svolgono la stessa mansione.
  • nei servizi educati, dove grazie alle gare di appalto dei comuni che hanno come riferimento un contratto vergognoso, firmato da CGIL-CISL-UIL, gli educatori delle nostre scuole ricevono salari da fame, che in alcuni mesi dell’anno si possono ridursi a poche centinaia di euro”.

“Assieme ai temi sindacali – spiega il sindacato di base in una nota – siamo scesi in sciopero anche per affermare la nostra opposizione alla guerra, in particolare all’aggressione turca del Rojava, lo stop alla vendita di armi e la riconversione delle fabbriche che producono armamenti.

E ancora per chiedere la cancellazione dei decreti sicurezza con cui si reintroducono norme fasciste per arrestare i lavoratori che lottano, mentre i padroni restano liberi di violare i più basilari diritti umani: inquinando un intero territorio, facendoci morire nei luoghi di lavoro (da inizio 2019 sono oltre 200 gli omicidi sul lavoro)”.