Mentre prosegue, anche se con qualche segnale di miglioramento, l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, negli ultimi giorni sono stati varati da istituzioni locali e nazionali una serie di provvedimenti per far fronte alla crisi economica conseguente.

Purtroppo si tratta di manovre insufficienti per quanto riguarda imprese e partite iva, le categorie più colpite, non tanto per il volume degli stanziamenti, ma perché le misure si concentrano unicamente sui finanziamenti. Ma non è detto che un’azienda abbia la capacità di restituire questi finanziamenti nel tempo.

Insufficienti, tra l’altro, sono anche gli interventi di garanzia della salute dei sanitari impegnati in prima linea nella lotta al virus.

L’emergenza Coronavirus è stata più volte paragonata a una guerra, o ad una calamità naturale molto forte come un terremoto, quindi anche i provvedimenti adottati dovrebbero adattarsi di conseguenza. In primo luogo garantendo i sanitari impegnati “al fronte” con i giusti DPI, e in secondo luogo prendendo atto che il “lockdown”, necessario per bloccare la diffusione del virus, genera danni.

È necessario quindi che i danni delle aziende siano risarciti a fondo perduto e messi a carico della collettività, perché altrimenti si rischia una vera ecatombe di imprese che pagheranno i mancati guadagni dei mesi di chiusura. Ben vengano i finanziamenti, quindi, per dare incentivi alla crescita per coloro che hanno il margine per restituirli, ma resta fondamentale, in seconda battuta e subito dopo la risposta all’emergenza sanitaria con l’obiettivo di salvare più vite possibili, una manovra aggiuntiva che preveda il risarcimento dei danni per le imprese.

Su questi punti, tutti i governanti, locali e nazionali, devono al più presto dare una risposta.

RH