L’incredibile performance di una società che vale 48 miliardi e un’azione costa 171 dollari contro i 36 di un anno fa

Tanti di noi nel periodo di quarantena hanno fatto ricorso alle videoconferenze telefoniche. Molti avranno usato Zoom. Ora, dopo qualche mese, è interessante osservare che Zoom vale più di General Motors: la capitalizzazione del servizio di videoconferenze e riunioni online è pari a 48 miliardi, superiore ai 37 miliardi dell’azienda produttrice di autoveicoli come Cadillac e Chevrolet. Ovviamente si confrontano due società operanti in settori completamente diversi, ma questi dati dimostrano come il Coronavirus abbia fortemente influenzato l’andamento dei rispettivi mercati. Un po’ quel che accadde quando Tiscali valeva in Borsa più di Fiat. Con l’inizio del lockdown, ad esempio in Italia, le immatricolazioni delle auto sono diminuite del 98% ad aprile, mentre l’esigenza di continuare a lavorare da remoto, di seguire le lezioni a distanza o semplicemente restare collegati con i propri amici e familiari ha portato Zoom alla ribalta, permettendole di conquistare una fetta importante di utenza, nonostante la concorrenza rappresentata in particolare da Google Meet e Microsoft Teams. Per Zoom, società con sede a San Jose, in California, da dicembre il traffico è aumentato del 3000%: un dato impressionante, probabilmente influenzato dalle funzionalità «freemium», che gratuitamente consentono di collegarsi in videochiamata fino a 100 persone per un massimo di 40 minuti. Nello stesso arco temporale, il valore delle azioni a Wall Street è salito del 200%.

Come è nato Zoom

A fine anni Ottanta, Eric Yuan, il 50enne fondatore di Zoom, studiava Computer Science e Matematica all’università di Shandong, nel Nord-est della Cina. La sua fidanzata, diventata poi sua moglie, distava a più di 10 ore di treno e quindi fu allora che ebbe l’idea di creare un software per le videochiamate. Negli anni Novanta fu letteralmente folgorato da Bill Gates e dai suoi discorsi sulla prima ondata di Internet: in quel momento Eric Yuan capì che avrebbe dovuto trasferirsi negli Stati Uniti, in particolare nella Silicon Valley per realizzare i suoi sogni. Le difficoltà non sono mancate, visto che nel giro di due anni la sua richiesta di visto lavorativo fu rifiutata per 8 volte. Il nono tentativo è quello giusto e così dopo aver raggiunto la California, iniziò come ingegnere elettronico all’interno di WebEx, una delle prime società a lanciare un software per le videoconferenze nel 1997. Nel giro di dieci anni si affermò come uno dei top manager dell’azienda che, nel 2007, fu acquisita da Cisco per 3,2 miliardi di dollari. Il cambio di proprietà e i soldi guadagnati negli anni precedenti lo convinsero a fare il grande passo nel 2011 con la fondazione della startup Zoom: sarebbe diventato imprenditore, con l’obiettivo di creare un prodotto migliore di quello proposto da WebEx. Il resto è storia più recente, come la quotazione in Borsa al Nasdaq del 18 aprile 2019: allora la capitalizzazione era pari a 9 miliardi, oggi è 48 miliardi. Se un anno fa bastavano 36 dollari per un’azione, adesso la quotazione è di 171 dollari. A beneficiarne è stato lo stesso Eric Yuan, il cui patrimonio netto è poco meno di 8 miliardi di dollari, che secondo Forbes lo rende tra le persone più ricche al mondo.