Il capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale ribadisce il suo plauso alla concessione del suolo pubblico per le attività commerciali, richiamando però il Comune al rispetto delle spoglie di Dante

Interviene per “Metter pace tra la Zona del Silenzio e il buon cibo” il capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale, Alvaro Ancisi, che ribadisce il suo applauso alla concessione del suolo pubblico per le attività commerciali, richiamando però il Comune (e non le attività coinvolte) al rispetto delle spoglie di Dante.

La prima critica (garbata) – spiega Ancisi – sulla collocazione di un’area ristorante nella Zona del Silenzio, che avvolge a Ravenna la tomba di Dante, è apparsa sulla generalità della stampa locale tra il 13 e 14 giugno nella forma di un’interrogazione rivolta al sindaco da Lista per Ravenna. Il ristorante in questione è la Ca’ de Ven di via Corrado Ricci, dieci tavoli del quale, per 40 posti, sono stati stanziati sulla via Da Polenta. L’iniziativa è almeno servita a parlarne, eccome. Anche se, dopo tanto animato dibattito, l’Amministrazione ha autorizzato, quasi in risposta, un analogo insediamento sulla via Dante, l’altra delle due strade che convergono sulla tomba, il quale potrebbe però stare anche su via Gordini, lato Poste.

Il dibattito

Da una parte – si riassume la polemica -, tutte le associazioni e gli esponenti della cultura che si sono espressi, tra cui Dis-Ordine, Italia Nostra ed Ivan Simonini (ex assessore comunale alla Cultura), hanno sostenuto, anche con parole forti, la necessità di rispettare, come dice il nome, la Zona del Silenzio. Dall’altra, si sono schierati poteri forti di vario genere: il vice-sindaco ha detto, per esempio, che ‘uno dei problemi cultura è non creare dei sepolcri imbiancati’, il dirigente comunale della Cultura che ‘i tavolini non disturbano, forse non avrei messo l’erba sintetica’, le quattro confederazioni del commercio e dell’artigianato che occorre ‘offrire esperienze conviviali in spazi di valore storico monumentale da sempre preclusi’”.

La risposta di LpR

Nel mezzo del campo – scrive Ancisi – c’è finita Lista per Ravenna, che però reclama almeno il diritto di rifiutare i cartellini rossi che non reggono alla prova del var:

  1. Vale dunque la pena ricordare, rispondendo bonariamente alla Ca’ de Ven, da noi neppure chiamata in causa, che noi non attentiamo alle imprese del ‘buon cibo’ di cui è ricca la nostra comunità, avendo viceversa plaudito ‘a che l’amministrazione comunale favorisca le attività di ristorazione duramente colpite dalle misure anti-covid, concedendo, per quanto possibile e compatibile, di estendere le loro attività sul suolo pubblico stradale’. E che non abbiamo contestato alla Ca’ de Ven di non avere ‘tanto di permesso scritto’, del quale invece abbiamo chiesto spiegazione al sindaco, dopo aver giudicato ‘benemerita’ la ‘valorizzazione delle tradizionali specialità enogastronomiche della città’ che questo ristorante esprime.
  2. Ma soprattutto, non abbiamo contestato alla Ca’ de Ven di poter espandere su strade storiche il proprio servizio, affermando però che lo stesso obiettivo ‘può essere raggiunto collocando questi tavoli sul fronte della biblioteca Oriani in via Corrado Ricci, a lato del ristorante in questione, dove sono insediate rastrelliere della bicicletta facilmente trasferibili, se mai, sul lato della biblioteca posto sulla stessa via Novello da Polenta’. La giustificazione che ‘la via Corrado Ricci deve rimanere libera per i mezzi di soccorso’ non è però attendibile. Sulla parte di questa strada che va dalla biblioteca Oriani a piazza dei Caduti possono ampiamente passare anche gli  automezzi di più larga dimensione.
  3. Via Da Polenta era ‘ridotta a un urinatoio, con bottiglie abbandonate ovunque’? Starebbe al Comune di Ravenna vigilarla e mantenerla decorosamente, anche se non vi dimorasse il più grande poeta d’Italia, uno dei più grandi al mondo.

Il Comune di Ravenna è quello che un secolo fa volle istituire, strutturandola urbanisticamente com’è rimasta fino ad oggi, questa Zona del Silenzio, volendo conferire una dimensione di raccoglimento e sacralità all’ultimo rifugio terreno del Poeta. È lo stesso Comune che nel 2016 ha avviato la procedura per farla riconoscere come Patrimonio dell’Umanità, aggiunta formidabile agli altri otto che questa città offre ai turisti di tutto il pianeta, principali clienti dei suoi ristoranti.

Al suo sindaco d’oggi – conclude Ancisi – è troppo chiedere di discutere serenamente le decisioni che ne contraddicono perfino la storia? Restiamo in attesa che risponda.