Il comparto peggiore è quello industriale. Scende anche l'edilizia

L’artigianato (specie quello industriale) frana sotto i colpi della crisi

Nel secondo trimestre 2020 gli effetti della pandemia determinano la più ampia recessione mai rilevata per la produzione artigiana dell’industria (-22,2 per cento), mentre il volume d’affari delle imprese artigiane delle costruzioni contiene la caduta al 9,7 per cento. L’emorragia delle imprese si allevia sia nell’industria (-2,1 per cento), sia nelle costruzioni (-0,5 per cento). Pur sotto pressione, gli artigiani, a fatica, resistono. Sotto il peso della pandemia, la produzione nell’industria crolla, ma le costruzioni limitano la perdita. Queste le indicazioni dell’indagine sulla congiuntura dell’artigianato realizzata da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna.

L’artigianato nell’industria

Nel secondo trimestre la produzione è scesa del 22,2 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2019. L’ampiezza della recessione non trova confronto e supera ampiamente quella rilevata nel secondo trimestre del 2009, quando la perdita fu del 18,8 per cento.  L’andamento del fatturato valutato a prezzi correnti ha anch’esso manifestato la stessa tendenza negativa (-22 per cento). Una nota ulteriormente negativa per il futuro deriva dall’ampia caduta degli ordini (-21,6 per cento).

Il registro delle imprese

Gli effetti della pandemia non appaiono ancora sulla demografia delle imprese. A fine giugno le imprese attive ammontavano a 27.099, in flessione del 2,1 per cento rispetto alla fine dello stesso mese dello scorso anno, con un calo pari a 581 imprese. La tendenza negativa domina tutti i macrosettori considerati dalla congiuntura ed è stata determinata soprattutto dalla riduzione della base imprenditoriale delle industrie della moda (-195 imprese, -4,1 per cento) e dell’aggregato delle altre industrie manifatturiere (-101 imprese, -2,7 per cento). Per forma giuridica l’andamento deriva dalla sensibile riduzione delle società di persone (-320 unità, -4,2 per cento) e delle ditte individuali (-372 unità, -2,3 per cento), a fronte dell’aumento, più contenuto che in passato, delle società di capitale (+2,8 per cento).

L’artigianato delle costruzioni

Tra aprile e giugno il volume d’affari a prezzi correnti delle imprese artigiane del settore ha proseguito nella recente tendenza negativa dovuta agli effetti della pandemia e ha subito una nuova caduta (-9,7 per cento) rispetto all’analogo periodo del 2019, ma sensibilmente più contenuta di quella rilevata nel trimestre precedente (-12,3 per cento). L’arretramento appare leggermente più contenuto anche rispetto alla flessione del 10,2 per cento registrata dal complesso dell’industria delle costruzioni regionale.

Numerosità delle imprese

Anche per le costruzioni, la pandemia non pare avere ancora influito sulla demografia delle imprese. A fine giugno 2020 la consistenza delle imprese artigiane attive nelle costruzioni è risultata pari a 50.607, vale a dire 237 in meno (-0,5 per cento) rispetto alla fine dello stesso mese del 2019. Si tratta di una riduzione lievemente inferiore a quella riferita al trimestre precedente, ma l’andamento risulta leggermente peggiore rispetto a quello riferito all’artigianato delle costruzioni dell’intero territorio nazionale (-0,1 per cento). La tendenza negativa per la base imprenditoriale è risultata più ampia e più rapida per le imprese operanti nella costruzione di edifici (-2,1 per cento, -147 unità), mentre le attive nei lavori di costruzione specializzati hanno mostrato una maggiore tenuta (-0,2 per cento, -85 unità). Secondo la forma giuridica è derivata soprattutto dalle ditte individuali (-316 unità), nonostante un rapido aumento delle società di capitale (+7,8 per cento).