Le pale di un parco eolico (foto di repertorio shutterstock)
Le pale di un parco eolico (foto di repertorio shutterstock)

Ravenna: plauso al progetto, che rappresenta una “miniera d’oro”. Ma al sindaco si chiede il coinvolgimento dei cittadini

“Bene l’eolico, ma le ricadute economiche vadano a vantaggio della collettività”. All’indomani delle ultime novità sul grande progetto “Agnes” riguardante il parco che sorgerà anche al largo delle coste di Ravenna, un gruppo di cittadini si rivolge al sindaco de Pascale, per chiedere il coinvolgimento della comunità ravennate.Il presupposto è semplice: l’eolico rappresenta attualmente una vera e propria “miniera d’oro” o, per restare in tema di energia, un “pozzo di petrolio”: giusto quindi, al di là dell’imprescindibile coinvolgimento dei privati, che i benefici riguardino l’intero territorio.I termini “concreti” di questo tipo di iniziative sono piuttosto noti, e illustrati a più riprese dagli esperti. Illuminante è stato ad esempio un intervento di Giorgio Demurtas, un ingegnere italiano che vive e lavora in Danimarca. Sulla testata online EdilTecnico, nel 2013, sottolineava in un’intervista come “una turbina eolica da 1 MW, 60 metri di diametro, del costo di 1,5 milioni di euro, acquistata in cooperativa di 100 persone ha un costo equiparabile a quello di un automobile (15 mila euro) e renderebbe a ciascuno ben 2.500 € all’anno, per 25 anni. Questo é un ottimo investimento perché si ripaga in appena 6 anni”.La proposta dei cittadini è legata al “modello Danimarca”, Paese leader europeo in tema di energie rinnovabili ed eolico. Come ricordava lo stesso Demurtas, ad esempio: “In Danimarca 150 mila famiglie e piccole cooperative locali sono proprietarie di turbine eoliche, spesso in multiproprietà, e guadagnano dal vento”. La normativa nazionale danese “impone a chi sviluppa un nuovo impianto di metterne in vendita il 20% verso i residenti nel raggio di 5 km, o stesso comune”.Quello che si chiede ora a De Pascale è che l’Amministrazione entri come protagonista nel nuovo progetto, nei termini – secondo le attuali normative – che riterrà più opportuni. Compresa, nel caso, un’opera di facilitazione per la nascita di una public company. Insomma, il progetto è troppo importante per non pensare ad un ulteriore modello di business, magari innovativo e “capofila”. Si salderebbero così vari tipi di interesse, in un circolo virtuoso che deve tenere conto del benessere e, naturalmente, della tutela ambientale.