In forte crescita la produzione tra Sassuolo e Faenza

Vendite 2021 a quota 458 milioni (+12%) – Bene export e mercato interno ma resta l’incognita dei prezzi del gas (+400%)

La ceramica italiana (che per la gran parte è emiliano-romagnola grazie agli stabilimenti dell’area di Sassuolo (Modena) e di Faenza (Ravenna) – cresce nel 2021, migliorando i livelli pre pandemia: vendite totali a 458 milioni di metri quadrati (+12% sul 2019), e il mercato italiano in crescita del 9%. Non mancano le difficoltà a partire dal rialzo del gas naturale (+400%) che rende insostenibile l’attività economica. Tensioni sui prezzi e difficoltà di approvvigionamento anche per alcune materie prime e servizi di trasporto marittimo internazionale.

Sono queste alcune delle evidenze emerse durante la conferenza stampa di Confindustria Ceramica di questa mattina ed approfondite nel pomeriggio nel corso di un convegno, che ha visto le relazioni tecniche di Giuseppe Schirone (Prometeia), Davide Tabarelli (Nomisma Energia) e Tiziano Bursi (Unimore) e la tavola rotonda con i vertici di Confindustria Ceramica (Giovanni Savorani), Acimac (Paolo Lamberti) e Federchimica Ceramicolor (Pierluigi Ghirelli) – le Associazioni rappresentative della filiera ceramica italiana – assieme a Vincenzo Colla, Assessore della Regione Emilia Romagna.

L’anno 2021 delle piastrelle di ceramica

Il preconsuntivo 2021 elaborato da Prometeia sui dati di settore evidenzia per l’industria italiana delle piastrelle di ceramica volumi di vendite intorno ai 458 milioni di metri quadrati (+12% rispetto al 2019), derivanti da esportazioni nell’ordine di 367 milioni di metri quadrati (+13%) e vendite sul mercato domestico per oltre 91 milioni di metri quadrati (+9%). La crescita interessa praticamente tutti i principali mercati del mondo, dove le performance più positive sono negli Stati Uniti, Germania, Belgio e Paesi Bassi. La produzione è attesa superare i 430 milioni di metri quadrati, in crescita del 25% circa.

Il commento del Presidente Giovanni Savorani

“La positiva intonazione del mercato e della domanda ci consentirà – spiega il presidente di Confindustria ceramica Giovanni Savorani – di chiudere bene i bilanci di quest’anno, ma non possiamo assolutamente rallegrarci. La fortissima crescita nei costi di tutti i fattori produttivi sta mettendo a dura prova la competitività presente e futura delle nostre imprese. Forse per la prima volta nella nostra storia stiamo vivendo un paradosso: siamo pieni di ordini provenienti da tutto il mondo che si scontrano con tensioni altissime sulla marginalità. La bolletta energetica dell’industria ceramica italiana era di 250 milioni di euro che, a seguito di aumenti nell’ordine del 400%, oggi si approssima al miliardo. Una esplosione di costi che, anche in presenza di aumenti nei listini, non appare sostenibile. Sono urgenti e necessari interventi per calmierare l’insostenibile situazione del gas naturale. Una prima misura potrebbe essere la sostituzione di quota parte del gas di importazione con altro di produzione nazionale, a prezzi calmierati ed inserito all’interno di un percorso di transizione energetica. Nel 1995 nel nostro Paese venivano estratti oltre 20 miliardi di metri cubi, mentre oggi siamo a 4: una opzione che, se non attuata in tempi brevi, potrebbe scontare il rischio di trovare il bicchiere vuoto, in quanto alcuni paesi frontalieri attingono già da questi giacimenti condivisi. Rispetto al fondamentale tema delle infrastrutture, non registriamo concreti passi avanti nella realizzazione della Bretella Autostradale Campogalliano – Sassuolo e delle altre opere collegate, mentre guardiamo con favore quanto sta succedendo al Porto di Ravenna, dove i lavori per il potenziamento dello scalo marittimo stanno procedendo”.