Protesta contro la legge di bilancio nella capitale

Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale per l’intera giornata di giovedì 16 dicembre, con manifestazione nazionale, dal titolo “Insieme per la giustizia”, in piazza del Popolo a Roma e con il contemporaneo svolgimento di analoghe e interconnesse iniziative interregionali a Palermo, Cagliari, Bari e Milano.

La protesta è contro una legge di bilancio che delude in particolare su fisco, pensioni, scuola, sanità, politiche industriali, contrasto alle delocalizzazioni, contrasto alla precarietà del lavoro, soprattutto dei giovani e delle donne, non autosufficienza.

“Pur apprezzando lo sforzo e l’impegno del premier Draghi e del suo esecutivo – spiegano Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri, segretari generali di Cgil e Uil – la manovra è  insoddisfacente, tanto più alla luce delle risorse, disponibili in questa fase, che avrebbero consentito una più efficace redistribuzione della ricchezza, per ridurre le diseguaglianze e per generare uno sviluppo equilibrato e strutturale e un’occupazione stabile”.

Dalla provincia di Ravenna partiranno diversi pullman per raggiungere la capitale. La Cgil ha previsto svariati pullman e tre punti di ritrovo: alle 4 nel parcheggio del CinemaCity a Ravenna, alle 4 nel parcheggio in prossimità della rotonda dell’autostrada a Bagnacavallo e alle 4,15 nel piazzale della Iemca a Faenza. Per prenotazioni e informazioni è possibile telefonare allo 0544 244280 oppure scrivere un’email a info-ravenna@er.cgil.it. La Uil ha previsto alcuni pullman che partiranno alle ore 4 davanti alla sede in via le Corbusier a Ravenna. Per prenotazioni e informazioni è possibile telefonare allo 0544 292257 oppure scrivere un’email a segreteria@uil-ravenna.it.

Sono inoltre stati organizzati, sia dalla Cgil che dalla Uil, trasferimenti in treno e con mezzi privati.

“Nella manovra economica – spiegano la segretaria generale della Cgil di Ravenna Marinella Melandri e il segretario generale della Uil di Ravenna Carlo Sama – la maggior parte delle risorse ancora una volta va a beneficio delle imprese e dei redditi più alti: al contrario bisogna aiutare chi in questi due anni di pandemia ha dato di più ed è rimasto indietro. È una questione di giustizia. Bisogna investire sulla sanità pubblica, la scuola e l’istruzione. Vanno fatte assunzioni stabili nella sanità e nel pubblico impiego. Giustizia significa anche dire basta alla precarietà: la ripresa economica di questi mesi si basa sull’80% di assunzioni con contratti precari. È inaccettabile, la forma ordinaria per assumere le persone deve essere fondata sulla formazione e sulla prospettiva della stabilizzazione. Con questo tipo di mercato del lavoro è inaccettabile pensare di tornare ad un sistema pensionistico che si regge sulla continuità lavorativa: bisogna introdurre una pensione di garanzia per i lavoratori discontinui e riconoscere il lavoro di cura. Poi serve flessibilità in uscita, che tenga conto di lavori gravosi e lavoro precoce. Grazie al contributo del sindacato, la legge di bilancio è stata migliorata, ma resta un impianto sbagliato per la condizione in cui trova il paese. L’intervento sul fisco riassume bene il senso della protesta: dopo un impegno a confrontarsi con le organizzazioni sindacali, che fra lavoratori dipendenti e pensionati rappresentano il 90% dei contribuenti IRPEF, il governo ha informato di una scelta già assunta che destina gran parte dei 7 miliardi messi a disposizione per abbassare il prelievo ai redditi più alti e non a lavoratori e pensionati con redditi bassi e medio bassi. Per aiutare chi ha più bisogno e chi ha più patito la crisi, era necessario intervenire sulle detrazioni da lavoro dipendente e pensioni ed agire per una seria lotta all’evasione. Anche gli ultimi tentativi del presidente del consiglio Mario Draghi di introdurre elementi di solidarietà, a favore di chi ha meno, sono stati bocciati da una parte della maggioranza. Cgil e Uil scioperano e manifestano per dire con chiarezza che al paese serve un’azione riformatrice basata sull’equità: economica, sociale e dei diritti. Dalla pandemia dobbiamo uscire con un nuovo modello di sviluppo, più inclusivo, che sappia ascoltare il disagio sociale. Al mondo del lavoro va riconosciuto il contributo fondamentale che ha portato in questi quasi due anni di pandemia”.