In salita i prezzi della carta a causa del caro energia

Bollette del gas salite del 345% obbligano a rivedere i prezzi delle forniture – Sindacati e aziende chiedono l’intervento del Governo

I rincari delle materie prime, e delle forniture e dei servizi in generale, stanno mettendo a dura prova il tessuto industriale e dei servizi. Gli allarmi si rincorrono da un settore produttivo all’altro dal momento che nel mercato mondiale si sta assistendo a un aumento senza precedenti e inaspettato di tutti i costi dell’energia elettrica e termica, delle materie prime e della logistica. Ne sono un esempio da un lato le forniture della carta e dall’altro l’industria ceramica. In particolare, nell’industria della carta l’energia termica (gas) e l’energia elettrica sono cresciute rispettivamente del 345% e del 222% negli ultimi 12 mesi e si prevede continueranno a crescere. La cellulosa ha subito un incremento del 49%, i pallet del 90%, il packaging per imballare i prodotti del 20% e pure i trasporti e la logistica sono cresciuti tra il 15% e il 20%. “Un’inflazione generale – scrive ai suoi clienti una primaria azienda produttrice italiana – che va oltre la capacità dell’industria cartaria di assorbimento dei costi e non è sufficientemente coperta dai recenti adeguamenti dei prezzi. Ragion per cui siamo quindi costretti ad applicare un supplemento temporaneo ai prezzi dei nostri prodotti: tutti gli ordini avranno un supplemento di 160 euro a tonnellata. Non appena questi costi torneranno ai livelli standard, rimuoveremo l’aumento applicato”. Tutto questo dalla sera alla mattina. E rincari si avvertono in tutti listini da quelli dei ristoranti in avanti fino al settore ceramico. Si legge, infatti, in una nota diffusa oggi da Confindustria Ceramica e sindacati di settore, che “il drammatico aumento dei costi delle commodities energetiche, in particolare il gas naturale e l’energia elettrica, e l’aumento generale delle materie prime, sono fenomeni che non si stanno delineando come temporanei o di breve durata. Sono fenomeni che possono determinare il crollo di marginalità importanti, in settori “altamente energivori” come quello ceramico, costituito da oltre 300 imprese ed un fatturato di circa 6,5 miliardi, compromettendone la competitività industriale e mettendo a rischio questo importante comparto dell’economia nazionale”. Dato il protrarsi di questo stato del settore ceramico Confindustria e Sindacati, fortemente preoccupati, chiedono “di valorizzare il ruolo potenziale del gas nazionale in sostituzione del gas importato”, quindi quello in Adriatico in primis, nonché “interventi di contenimento e ripristino di adeguati costi energetici e delle materie prime” ma anche di “favorire l’utilizzo di vettori energetici sostenibili e a basse emissioni attraverso il sostegno all’acquisto di macchinari e all’adeguamento degli impianti, alla realizzazione della filiera nazionale”.